Io so, sommo Motore, e 'l confesso, ch' indegno son del tuo santo amore, ma tu, Signor, ben degno
sei ch' io t' ami et onore quanto dee creatura il creatore. Ben degno far me 'n puoi, se col foco gentile
ch' arde de' servi tuoi il cor contrito, umile, arder l' alma mi vuoi, onde in nuovo uomo mi rivesta poi.
Io son secco terreno, non sterile, infecondo, a cui, se bagni il seno, e fertile e fecondo,
come pratel di fieno, mostrerà il petto suo di frutti pieno: bagnalo, Signor mio, con quel licor soave
del tuo perpetuo rio, con cui le macchie lave del peccato empio e rio, sì come padre liberale e pio,
che di frutti e di fiori, come campo ben colto, di diversi colori gli vedrai pinto il volto,
e de' tuoi bei tesori carco sempre mostrare il grembo fuori; né perché ingrata sia a te di tanti doni
la fral natura mia, giusto sdegno ti sproni, ché questa carne ria sovente il suo dover, Signore, oblia.
Come dinanzi a fiato di vento orientale che talor soffia irato spiegan le nebbie l' ale,
sì che 'l ciel turbato allor allor si fa sereno e grato, così dinanzi al vento de le preghiere mie,
benché debile e lento spiri la notte e 'l die, Signore, in un momento se 'n fugga l' ira tua, di cui pavento;
onde sereno e chiaro torni il mio giorno ancora, e s' asciughi l' amaro pianto che d' ora in ora
spargo, ch' altro riparo non ho che te, Padre benigno e caro.
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