Qualor nel cupo gorgo
de le miserie umane,
de le cure del mondo egre et insane,
sì ch' a pena risorgo,
lasso, mi trovo immerso,
il che fa spesso il mio destino adverso,
quasi novo Tifeo
sotto l' orrido monte,
sovente per uscirne ergo la fronte,
ma più de l' onde beo,
e riccaggio nel fondo,
d' inutili alghe e di bruttezza immondo;
onde, lasso, m' aveggio
che la natura frale
a potersi da sé levar non vale,
ma va di male in peggio,
e piango l' error mio
con le preghiere e 'l cor rivolto a Dio,
certo che con la mano
possente oltra misura
ei mi sollevi da quell' onda oscura;
né 'l mio sperare è vano,
ché quel Signor superno,
che del mondo e del Cielo have il governo,
come padre pietoso
che vede il caro figlio
precipitato in qualche gran periglio
corre presto, e bramoso
la sua destra gli porge,
e tanto fa ch' ei si rileva e sorge,
con la di sua pietate
virtù forte e possente
da questo cupo pelago la mente,
da quest' onde turbate
de' miei gravosi affanni,
m' inalza, et obliar fammi i miei danni.
Quali grazie, o Signore,
ti potrò render mai
di tanto bene che m' hai fatto e fai?
Io ti consacro il core,
e i pensieri e 'l desio,
già posto il mondo e me stesso in oblio.