A te, Signor, a te fido conforto
de le misere menti,
securo e queto porto
contra il furor de' venti
del tempestoso mondo
che commove il suo mare infino al fondo,
a te rivolgo, a te quest' occhi, omai
d' ogni sua luce privi,
e per sì lunghi guai
fatti fontane e rivi,
quasi cagnuol battuto
che al signor corre, e gli dimand' aiuto.
Altri non ho, Signor, che mi difenda
da tante ingiurie e torti,
che la difesa prenda
per me contra sì forti
nemici, al cui disdegno
son come in mezzo al foco arido legno.
Tu vedi quanto la giustizia umana
da la secura strada
del giusto s' allontana,
e che 'nvece la spada
de la bilancia adopra
ogni giudice elletto a sì degn' opra:
provedi tu, che sei somma giustizia,
non voler consentire
ch' altrui forza e nequizia
miser mi faccia gire
poverello digiuno,
fastidioso ad altri et importuno.