Da quel gravoso pondo degli error ch' ho comesso io mi trovo sì oppresso che dal vil fango immondo
sorger non posso del misero mondo, ma come potrà aita chiederti in questo stato, Signore, un servo ingrato,
l' alma da te fuggita, ancor che sia la tua pietà infinita? Tu n' hai fatto di vile terr' uomo razionale,
e datoci immortale alma, e quasi simile a quale Angelo in cielo è più gentile; a noi la luna e 'l sole
luce, onde ciascun vede; a noi, la tua mercede, le piaggie apriche e sole producon gigli, calta, erbe e viole;
a noi i garruli augelli fanno dolci concenti; a noi spirano i venti, e per noi gli arbuscelli
spiegano al cielo i lor verdi capelli: per noi spiran gli odori soavi de' Sabei e gli arabi e i panchei;
a noi succhi e licori serban le piante, l' erbe, e i frutti e i fiori; tu sol per nutrimento e piacer de' mortali
hai fatti gli animali, al liquido elemento hai date l' acque di color d' argento; ogni cosa hai creata,
l' oro, le perle e l' ostro, per uso e piacer nostro: ahi creatura ingrata, quanto meglio saria non esser nata!
E tu, novo Titano, figlio empio de la terra, vuoi al Cielo far guerra, e divenuto insano
contra il tuo creatore alzi la mano! Ma tanta è, Padre pio, la tua santa pietate, che pien di caritate
tosto poni in oblio ogni tua grande offesa, ogni error mio; però con quell' amore vero che mi creasti,
che col sangue salvasti, perdonando il mio errore infiamma l' alma del tuo santo ardore.
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