Signor, l' antica serpe
che con gran studio e cura
intorno al nostro cor s' annoda e serpe,
crudo fuor di misura
e rio nemico a l' umana natura,
tosto ch' apro quest' occhi
m' appresenta un oggetto,
perché nel laccio suo caggia e trabocchi,
pieno di van diletto,
e 'l cor alletta stolto et imperfetto,
che qual in sul matino,
ingannato dal ramo,
se 'n vola al visco semplice augellino,
o come pesce a l' amo,
onde ne resta poi pentito e gramo,
il ferro adonco ingoia,
e si rinvesca l' ali
tutto nel visco d' una breve gioia
de' diletti mortali,
più ch' ombra lieve, o fior caduchi e frali;
né perché si dimene
dal visco si districa,
né toglie a sì tenaci aspre catene,
anzi ognor più s' intrica,
quanto più d' indi sciorsi s' affatica;
e se non mi soccorre
la tua grazia infinita
contra colui che dispetato aborre
la nostra eterna vita,
in preda rimarrà l' alma smarrita
di quell' empio Tiranno,
ove dannata fia
nel foco ardente de l' eterno danno
la peccatrice e ria
a sempre lagrimar la colpa mia.
Soccorrimi, Signore,
e le reti tenaci
di man tessute del mio proprio errore
sciogli, rompi e disfaci,
sì che fuggita da le man rapaci
del senso lusinghiero,
possa lieto e devoto
sacrarti i miei desiri e 'l mio pensiero
con un perpetuo voto,
pieno di fede, e d' ogni colpa voto.