Svegliati, anima trista,
dal sonno pigro e grave
ch' ognor par che ti prema e più t' agrave,
e del tuo danno avvista
al tuo Padre celeste ergi la vista,
e con mente contrita,
con penitente core,
grama sospira ogni passato errore,
e 'n te chiusa e romita
chiedi al tuo Creator piangendo aita.
Smarrito pellegrino,
allor che notte adombra
la terra e 'l ciel d' oscura et umid' ombra,
sul giogo d' Apennino
cercando va chi gli mostri il camino;
perciò prendi per scorta
fida speranza e fede,
e volgi dietro a lor securo il piede,
che per via dritta e corta
ti condurranno, e non fallace e torta
strada, al vero Oriente
ond' esce il giorno eterno,
ove non cuoce il sol, né agghiaccia il verno,
ove facella ardente
d' Amor divin t' accenderà la mente;
scampa, come fugace
damma dal fiero morso
del veltro che la siegue, a tutto corso
da la mano rapace
del senso lusinghier certo e fallace.
Ma tu, amoroso e pio
Signor, piglia la cura
di questa tua umile e vil fattura,
e 'l ghiaccio pigro e rio
d' una invecchiata usanza, che 'l cor mio,
quasi aspro e duro scoglio,
che ricopre sals' onda,
intorno intorno ognor cinge e circonda,
scalda sì che in cordoglio
si stilli e perda l' ostinato orgoglio;
ché senza il chiaro lume
di tua pietà infinita
andrà per queste tenebre smarrita
l' alma dietro al costume,
sin che la carne fral terra consume.