Come infermo, cui ardente
febbre le vene e 'l petto
coce così che 'l letto
gli pare aspro e cocente,
ch' è molle e fresco, ond' ei ne sta dolente,
così da febbre ria
di tante noie offesa,
e del suo foco accesa,
arde l' anima mia,
né diletto alcun piglia ove devria.
Come a cotanti affanni,
lasso, potrà far schermo
omai l' animo infermo,
a sì gravosi danni,
che mi fan portar rotto il volto e i panni?
Io non ho cor di scoglio,
orrido, forte e duro,
ch' ognor saldo e securo
contra il marino orgoglio
di sua percossa non sente cordoglio.
Qual da contrari venti
è combattuto pino,
e dal furor marino,
qualora gli elementi
fan guerra insieme, onde il nocchier paventi,
tal è l' animo mio
da noie tante e tali
de le cure mortali
del mondo iniquo e rio,
onde me stesso e mia salute oblio.
Misero, chi m' aita
in sì crudel tempesta
di duol, che mi molesta
questa noiosa vita,
se non tu, Dio, che sei pietà infinita?
Sol in te, Padre, spero,
in te, Signor, che pòi
soccorrermi, se vòi,
e come buon nocchiero
condurmi in porto di salute vero.
Non mi lasciar, Signore,
sotto a sì grave pondo
degli affanni del mondo,
ma con paterno amore
donami la tua grazia e 'l tuo favore.