In questo grande abisso
caliginoso e scuro
ov' io son tanto visso,
ove nulla è di puro,
nullo stato quieto né securo,
giacerò, mentre l' ombra
del mio continuo errore
avrà fugata e sgombra,
o benigno Signore,
de l' alta tua pietà l' almo splendore.
Deh, non ritardi omai
più la tua grazia, ond' io
chiuda i languidi rai
in uno eterno oblio,
preda de l' empio tuo nimico e mio;
sgombrino le parole
di tua virtù infinita,
quasi un raggio di sole,
questa nube che unita
adombra l' alma trista e sbigottita;
da le cure mortali
solleva il mio pensiero,
dagli le candid' ali
con le quai possa altero
e lieto alzarsi al tuo celeste Impero,
sì ch' a te sempre pensi,
a te si volga e giri,
e coi desiri accensi
del tuo amor sempre miri
la tua beltà, per lei sempre sospiri;
ogni desio divelli
dal cor folle e terreno,
fa' ch' ai sensi rubelli
venga l' orgoglio meno,
e che ragion lor ponga un duro freno;
a la mia vanitate
tronca le penne e i vanni,
di fede e caritate,
armi contra gl' inganni
del mondo forti e i vizii empi tiranni,
arma l' incauto petto,
sì che possente e forte
sprezzi del van diletto
i colpi, e de la morte,
e del nimico suo vittoria porte.