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1493–1569

Salmo 21

Bernardo Tasso

In questo grande abisso caliginoso e scuro ov' io son tanto visso, ove nulla è di puro,

nullo stato quieto né securo, giacerò, mentre l' ombra del mio continuo errore avrà fugata e sgombra,

o benigno Signore, de l' alta tua pietà l' almo splendore. Deh, non ritardi omai più la tua grazia, ond' io

chiuda i languidi rai in uno eterno oblio, preda de l' empio tuo nimico e mio; sgombrino le parole

di tua virtù infinita, quasi un raggio di sole, questa nube che unita adombra l' alma trista e sbigottita;

da le cure mortali solleva il mio pensiero, dagli le candid' ali con le quai possa altero

e lieto alzarsi al tuo celeste Impero, sì ch' a te sempre pensi, a te si volga e giri, e coi desiri accensi

del tuo amor sempre miri la tua beltà, per lei sempre sospiri; ogni desio divelli dal cor folle e terreno,

fa' ch' ai sensi rubelli venga l' orgoglio meno, e che ragion lor ponga un duro freno; a la mia vanitate

tronca le penne e i vanni, di fede e caritate, armi contra gl' inganni del mondo forti e i vizii empi tiranni,

arma l' incauto petto, sì che possente e forte sprezzi del van diletto i colpi, e de la morte,

e del nimico suo vittoria porte.

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