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1493–1569

Salmo 16

Bernardo Tasso

Signor, col volto adorno d' un onesto rossore, e con contrito core, in questo santo giorno

grave e carco di colpe a te ritorno, perché di sì gran pondo la tua pietà mi sgravi, onde poi bagni e lavi

questo spirito immondo nel gorgo del mio pianto alto e profondo. Non da vetro lucente bianchi e purpurei fiori

così tralucon fuori, come visibilmente i miei a te pensieri e la mia mente; ch' a la tua luce immensa

nulla cosa si cela, ma sin nel centro de la terra, sì ombrosa e densa, penetra il raggio come face accensa.

Tu vedi l' error mio, e 'l cor che già contrito versa con infinito dolor un pianto rio,

pietà chiedendo a te, Signore e Dio. Come vago augellino fra i più frondosi rami che sua compagna chiami,

chiamo sera e matino, devoto, il tuo soccorso alto e divino; che se la carne frale trasportata ha l' usanza

con soverchia baldanza a farti offesa tale, ricordati ch' io son uomo mortale, che m' hai fatto di terra

vile, umida et oscura, che la nostra natura sempre vaneggia et erra, e fa col senso a l' alma eterna guerra.

Se d' uom proprio è peccare, d' Angelo l' emendarsi; tu sai quanti ho già sparsi sospiri, e quante amare

lagrime, l' error mio per emendare; porgimi tu la mano, solleva il cor caduto, il qual senza tuo aiuto

piagne e sospira invano, pria che 'l mio dì s' asconda a l' Oceano.

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Salmo 16 · Bernardo Tasso · Poetry Cove