Signor, col volto adorno
d' un onesto rossore,
e con contrito core,
in questo santo giorno
grave e carco di colpe a te ritorno,
perché di sì gran pondo
la tua pietà mi sgravi,
onde poi bagni e lavi
questo spirito immondo
nel gorgo del mio pianto alto e profondo.
Non da vetro lucente
bianchi e purpurei fiori
così tralucon fuori,
come visibilmente
i miei a te pensieri e la mia mente;
ch' a la tua luce immensa
nulla cosa si cela,
ma sin nel centro de la
terra, sì ombrosa e densa,
penetra il raggio come face accensa.
Tu vedi l' error mio,
e 'l cor che già contrito
versa con infinito
dolor un pianto rio,
pietà chiedendo a te, Signore e Dio.
Come vago augellino
fra i più frondosi rami
che sua compagna chiami,
chiamo sera e matino,
devoto, il tuo soccorso alto e divino;
che se la carne frale
trasportata ha l' usanza
con soverchia baldanza
a farti offesa tale,
ricordati ch' io son uomo mortale,
che m' hai fatto di terra
vile, umida et oscura,
che la nostra natura
sempre vaneggia et erra,
e fa col senso a l' alma eterna guerra.
Se d' uom proprio è peccare,
d' Angelo l' emendarsi;
tu sai quanti ho già sparsi
sospiri, e quante amare
lagrime, l' error mio per emendare;
porgimi tu la mano,
solleva il cor caduto,
il qual senza tuo aiuto
piagne e sospira invano,
pria che 'l mio dì s' asconda a l' Oceano.