Benignissimo Padre, io t'amo, io t'amo,
ma non quanto vorrei,
ché di più amarti bramo,
e se potesser tanto i desir miei,
nulla fuor che te sol cosa amerei;
ma l' anima, ch' un giogo ha duro al collo
da vanità ristretto,
sì che non può dar crollo,
ha per suo caro e desiato oggetto
preso vane speranze e van diletto,
e da l' incauto senso, che la mena
ovunque vuol, tirata
con la salda catena
de la voglia, a seguir sempre ostinata
la via de' suoi diletti incominciata,
pon te, mio Creator, spesso in oblio,
e d' errore in errore
condotta dal desio,
scorta fallace et infedel rettore,
si fa lontana dal tuo santo amore.
Se potesse veder la tua beltate
senza nube di velo,
come l' alme beate,
di santo accese, incomprensibil zelo,
veggon ognor, la tua mercede, in Cielo,
il gentil raggio de la tua bellezza,
più d' ogn' altro possente,
ogni mortal vaghezza
sgombreria fuor de l' ostinata mente,
e quella mi terria sempre presente;
e come Clizia ne l' amato Sole,
la cui beltà sospira
con tacite parole,
sempre i begli occhi desiosa gira
e da lungi il vagheggia e lo rimira,
tal io co' lumi del mio bel pensiero
ognora a te rivolti,
d' un cibo eterno e vero
nudrirei l' alma, e i desir vani e stolti
si starian sempre in cieco oblio sepolti.