Pietà, Signor, pietate, che se castigar vuoi di tante colpe loro i servi tuoi, a punir crudeltate
non fia bastante tanta indignitate: vòi pur questa del mondo, oimè, più bella parte, che 'l mar circonda e l' Alpe orrida parte,
tutta porre in profondo? Questa, Signor, che già sostenne il pondo de la gran monarchia de la mole terrena,
u' con calce tenace e salda arena la tua pietate pria posta la pietra del suo Tempio avia? Revoca, o Padre pio,
sì terribil sentenza, deh, non voler mostrar la tua potenza contra un popolo rio, ché ben si sa che sei Signore e Dio.
Potran le luci belle di tua pietà vedere da genti violar rapaci e fiere cotante verginelle
che non son state al tuo voler rubelle? Potrai, se questo è poco, veder arder i tempi, a te sacrati negli antichi tempi,
d' Italia in ogno loco da dispietato e peregrino foco, e dal ferino stuolo, nel seno de la madre,
e nanzi agli occhi del misero padre, uccider il figliolo, e far ambiduo lor morir di duolo? Potrai dal tuo nimico,
rubello a la tua fede, che ne l' Istro e nel Ren si lava il piede, macchiar per odio antico il letto genial bianco e pudico
vedere, e nel sacrato loco, quelle fanciulle che per fin da le fasce e da le culle t' hanno il suo fior dicato
stuprar per forza dal Barbaro irato? Pietà, pietà, Signore, non tanto sdegno et ira, che se buon padre col figliuol s' adira
per corregger l' errore, non però 'l priva del paterno amore.
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