Con quai lode, o Signore,
canterà la mia lira
il tuo supremo onore?
Chi questa snoda e gira
lingua, o la voce e l' intelletto inspira?
Non può mortal pensiero,
troppo a tant' opra ardito,
pur adombrare il vero
del tuo pregio infinito,
non che voce o parlar terso e fiorito;
non è sì angusto vaso
di tanto ben capace:
poter l' orto e l' occaso
è speranza fallace
tutto allumar con piccioletta face.
Come debil del sole
vista i raggi affisare
non può, così parole
umane laudare,
né pensier la tua gloria imaginare.
Alto divino oggetto
non vede e non comprende
nostro umano intelletto;
lume che troppo splende
gli occhi abbarbaglia, e nostra vista offende;
ma se col tuo lucente
splendore apri e rischiari
la tenebrosa mente,
sì ch' io vada di pari
a quei spirti che qui ti fur già cari,
andrò la notte e 'l giorno
il tuo nome cantando
per queste piaggie intorno,
e l' anime chiamando
che dietro al senso van sviate errando.
O fonte eterna e viva,
onde per molti rami
la luce si deriva
in quei che 'n Ciel tu chiami
de la tua grazia, in quei ch' apprezzi et ami,
illumina l' oscura
mente ch' un negro velo
di mondana e vil cura
adombra, sì che allegro
e sano l' occhio, ora dolente et egro,
veggia la tua gran gloria,
e 'l ben che m' hai promesso;
et avendo vittoria
contra me di me stesso,
or moia qui, per poi viverti presso.