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1493–1569

Salmo 13

Bernardo Tasso

Con quai lode, o Signore, canterà la mia lira il tuo supremo onore? Chi questa snoda e gira

lingua, o la voce e l' intelletto inspira? Non può mortal pensiero, troppo a tant' opra ardito, pur adombrare il vero

del tuo pregio infinito, non che voce o parlar terso e fiorito; non è sì angusto vaso di tanto ben capace:

poter l' orto e l' occaso è speranza fallace tutto allumar con piccioletta face. Come debil del sole

vista i raggi affisare non può, così parole umane laudare, né pensier la tua gloria imaginare.

Alto divino oggetto non vede e non comprende nostro umano intelletto; lume che troppo splende

gli occhi abbarbaglia, e nostra vista offende; ma se col tuo lucente splendore apri e rischiari la tenebrosa mente,

sì ch' io vada di pari a quei spirti che qui ti fur già cari, andrò la notte e 'l giorno il tuo nome cantando

per queste piaggie intorno, e l' anime chiamando che dietro al senso van sviate errando. O fonte eterna e viva,

onde per molti rami la luce si deriva in quei che 'n Ciel tu chiami de la tua grazia, in quei ch' apprezzi et ami,

illumina l' oscura mente ch' un negro velo di mondana e vil cura adombra, sì che allegro

e sano l' occhio, ora dolente et egro, veggia la tua gran gloria, e 'l ben che m' hai promesso; et avendo vittoria

contra me di me stesso, or moia qui, per poi viverti presso.

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Salmo 13 · Bernardo Tasso · Poetry Cove