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1493–1569

Salmo 11

Bernardo Tasso

Odi da questo mare orrido e tempestoso del mondo rio, ove non è riposo, un afflitto pregare

la tua pietà, ch' omai lo voglia aitare; vedi che vento irato lo sospinge e l' infesta, onda ognor lo percuote e lo molesta,

sì che 'l flutto turbato l' ha di vela e timon già disarmato; porgi presto la mano al mio già rotto legno,

perché di tempo rio forza né sdegno in questo mare insano non lo sommerga, onde poi pianga invano; io lo veggio vicino,

Signor, a un duro scoglio, e cresce sempre l' ostinato orgoglio e l' impeto marino, tal che teme naufragio il cavo pino.

O coloro felici, ch' a te, tranquillo porto, spinti per calle periglioso e torto da cari venti amici,

chiudon le vele ne le tue pendici, e sgravati dal pondo de le cure mondane, sottratto il core a le miserie umane,

nel tuo felice mondo passano chiaro il dì sempre e giocondo; miseri, ah, noi, ch' ancora per quest' onda importuna

e fiera, senza aver certezza alcuna che di Dio benign' ôra al lido oriental spinga la prora, erriamo, ergendo il ciglio

a la patria, ove sei Re sovra tutti i Regi, e Dio de' Dei terreni, e in questo essiglio a te chiedemo et aiuto e consiglio.

Deh, sgombra col tuo raggio la caligine oscura, acqueta la tempesta orrida e dura, sì che senz' altro oltraggio

io giunga lieto al fin del mio viaggio.

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