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1493–1569

98

Bernardo Tasso

Che pro mi vien ch' io t' abbia, o bella Diva che reggi il terzo cielo, su questa verde e dilettosa riva sacrato un mirto, il cui frondoso crine

non teme ira di ghiaccio o di pruine, s' armata il cor di mattutino gelo sprezza il tuo dolce foco la vezzosa Terilla,, dal suo stelo

troncò la speme, allor che 'l vago fiore apria le foglie e si mostrava fuore? Scalda col tuo valore a poco a poco i suoi pensier gelati,

scema l' orgoglio, sì che trovi loco dove s' appoggi ne la fredda mente il mio desir via più d' ogn' altro ardente. Non consentir come negli anni andati

ch' io faccia ardente e molli quest' aria di sospir, di pianto i prati, e che del fero mio stato infelice risuoni ancor d' Italia ogni pendice.

O desta in lei pietate, o i desir folli umor di dolce oblio spenga in me, sì che queste piaggie e colli parlin meco di gioia e di diletto,

e di mesti pensier sia sgombro il petto. China le sante orecchie al canto mio, né ti mostrar più schiva, o regina di Cipro, al bel desio,

ch' ogn' anno avrai ne la nova stagione di vaghi e lieti fior mille corone.

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98 · Bernardo Tasso · Poetry Cove