Alma luce del Cielo, ch' al Mondo cieco e rio togli l' ombre notturne e 'l fosco velo, occhio eterno di Dio,
a te volgo devoto il canto mio. Tu del tuo dolce foco fai gravido il terreno, che frutti e fior produce in ogni loco,
onde col grembo pieno s' adornan le fanciulle il crine e 'l seno; e i bifolci, le chiome irsute coronati
di bionde spiche, il tuo pregiato nome cantan ne' verdi prati, del tuo cortese don ricchi e beati. O figlio di Latona,
gran padre de le cose, vedi con l' irto crin senza corona le ninfe lagrimose che ti chiaman con voci alte e dogliose;
vedi nel suo bel monte squarciarsi i bianchi velli Salerno antico, e la sua crespa fronte, e i suoi schietti arbuscelli
spogliar de' verdi lor vaghi capelli. Poscia, col duolo assiso ne le piaggie più sole, volgendo verso il cielo il molle viso
chiamar o Sole, o Sole, tre volte con dolenti alte parole, pregandoti che i feri mali, le doglie gravi
sgombri dal suo Signor, perché i primieri giorni lieti e soavi ricovri sì che nullo duol lo aggravi. Apporta i succhi e l' erba
con cui tolse di mano il tuo figliuol de l' empia morte acerba quel ch' amò un tempo invano Fedra da desir spenta ingordo e strano.
Affretta il lento passo, e col santo liquore rendi l' usate forze al corpo lasso, al viso il bel colore,
agli occhi il primo lor chiaro splendore; ch' indi ben mille altari vedrai lungo le sponde del pigro Iante, et ampi fochi e chiari
arderti arabe fronde, e sonar Febo Febo intorno l' onde.
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