Non sempre il cielo irato nasconde il bel sereno, né 'l mar d' Adria turbato, ognora alzando l' onde,
percuote l' alte et arenose sponde. Non sempre Appennin pieno di fredde nevi e bianche mostra l' orrido seno,
ma talor dilettoso vagheggia il Sol col crin verde e frondoso. Talor pace (acciò manche il lor travaglio) fanno
co' venti l' onde stanche, e l' aere puro intorno ne porta il dì più de l' usato adorno. Ma voi nel settim' anno
qual nel primo piangete, e con gravoso affanno il gran Davalo vostro chiamate or con la voce, or con l' inchiostro.
Né perché Espero liete accenda in ciel le stelle freno al pianto ponete, ma torni o parta il Sole
sente le meste vostre alte parole. Non pianser le sorelle sempre il caro Fetonte, né con le Ninfe belle
del gran padre Occeano pianse il figlio ad ognor Tetide invano. Serenate la fronte, omai chiudendo il varco
al lagrimoso fonte, e più tosto cantate, per farlo conto a la futura etate, com' ei l' umano incarco
sprezzando, di valore più che di ferro carco, con l' armi e col consiglio ruppe al gran Re de' Franchi il fero ciglio:
onde d' eterno onore s' ornò l' altera chioma, sì che del suo splendore vivranno i chiari raggi,
mentre avran erbe i prati, e fronde i faggi. Ritogliete la mente a l' empia doglia acerba, e scrivete altamente
chiara illustre Vittoria, del gran Davalo vostro eterna istoria. Ch' a voi sola si serba peso così onorato:
voi potete superba gir di sì grave obietto; et ei di stil sì puro e sì perfetto.
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