Vinse alfin de la mia maligna e dura
fortuna l' ira, e la sua lunga e grave
guerra, ond' io fui, sì come fragil nave,
sospinto da tempesta orrida e scura,
vostr' alta, generosa e nobil cura,
Signor, che ciò sola poteva, e m' have
posto al collo gentil giogo soave,
che non sciorrà del mondo aspra ventura.
A voi sacro i pensieri e i desir miei,
l' ingegno al vostro onor, lo studio e l' arte,
e del mio picciol cor vi faccio un tempio;
povero dono a chi fugate e sparte
ha mie sciagure, né per questo adempio
quanto a voi debbo, e quanto io pur vorrei.