Deh, perché tu, cui le sorelle dive
sul sacro e vago monte d' Elicona
han tessuto alle chiome ampia corona,
Gallo, non piangi il tuo morto concive?
Morti sian noi, egli nel Ciel si vive
u' con Vitruvio suo si paragona,
e col gran Rafael lieto ragiona,
le cui opre fien sempre illustri e vive.
Ahi, quanto Urbin, quanto il suo Duce invitto
hanno perduto, ché spirto sì chiaro
di rado ad albergar viene fra noi.
Piagni, Gallo, e piangendo un uom sì raro
fa' conti al mondo i tanti pregi suoi,
sì che 'l Genga conosca anco l' Egitto.