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1493–1569

90

Bernardo Tasso

Come potrò giamai, Notte, lodarti, sì che conforme sia l' opra al desio, e de' tuoi degni pregi aggiunga al vero? Qual Musa, qual Apollo il canto mio

alzerà in parte dove i' possa darti de' merti tuoi il guiderdone intero? O Virgilio, o Omero, lumi di poesia chiari et ardenti,

dettatemi i pensieri e le parole, che con pace del Sole, dirò che furo i suoi raggi lucenti vinti dal lume d' una notte belle,

sì come il suo splendor vince ogni stella. Mai notte più tranquilla o più serena non vide il Ciel dal dì che gli occhi aperse a mirar l' opre varie de' mortali:

l' aria di sì bel manto si coperse, che l' umid' ombre si scorgeano a pena; il tacito silenzio sotto l' ali portava agli animali

i dolci sonni; e i tenebrosi orrori, temendo il lume de la bella notte, ne le selvaggie grotte stavan nascosti, e non uscivan fuori,

ma sol le pellegrine aure estive scherzavan per le piaggie e per le rive. I lieti campi col fiorito lembo accogliean la rugiada fresca e pura,

che cadeva dal volto de la Luna; e d' un vago cristallo oltre misura lucido e chiaro s' adornava il grembo l' erba assetata e de l' umor digiuna;

le stelle ad una ad una ne scoprivan dal Cielo i lor be' rai; et essa bianca di Latona figlia, con le tranquille ciglia,

senza turbar o scolorarsi mai, forse mirando il caro Endimione, si dimostrava dal sovran balcone. Pace fra loro avean gli scogli e l' onde,

rendute pure e di color d' argento dal raggio di Lucina ardente e chiaro. E col solito lor vago ornamento, su le minute arene de le sponde

danzava Dori, et Aretusa a paro. E for del fondo amaro, sovra i delfini di vermiglie rose coronati, la vaga Panopea,

Efire, e Galatea, spruzzando il salso umor, con amorose voci rivolte al raggio d' oriente cantando incominciar soavemente:

Pòsati pur ne l' acque oltre l' usato, or che sì bella notte adorna il cielo, Pastor d' Admeto, e non portar il giorno: che non fu mai, dal dì che caldo e gelo

veste e dispoglia del suo verde il prato, di così chiara luce il mondo adorno; e se ne prendi scorno, lasciando il novo dì nel grembo a Teti,

specchiati ne' suoi lumi, or che riluce, che da sua vaga luce si faranno i tuo' rai più ardenti e lieti, e l' aere con la tua nova bellezza

di gentil s' ornerà strana vaghezza. O compagna d' Amore e di diletto, conforto e degli amanti unica spene, Notte più d' altra a me chiara e felice,

in quai sì lucid' onde, o 'n quali arene, ripiena di gentil cortese affetto, t' ha dato il latte la bella nutrice? O 'n qual lieta pendice

d' Esperia Teti t' ha adornato il crine, per farti più che 'l dì lucida e vaga? Per te l' alma s' appaga, per te beve il desio scorto al suo fine,

negli occhi di colei che mi governa, un piacer vero, una dolcezza eterna. Deh ferma il passo, e non portar nel fondo del vasto mar la vera gioia mia,

fa' qui co' miei diletti ancor dimora: che ben che tornin teco in compagnia, mentre che veste il Sol di luce il mondo amoroso desio sempre m' accora.

Ma, lasso, ecco l' Aurora, che col carro vermiglio il giorno apporta: vatene lieta, che t' accoglia il mare con le Ninfe più care

ne' suoi pregiati alberghi, e riconforta ne' prati d' occidente i tuoi destrieri, perché siano al tornar presti e leggeri. Canzon, se 'l Sol si lagna

ch' io rendi oscura la sua antica gloria, diralli: Il tuo celeste almo splendore giamai nel mio Signore non lasciò di piacer breve memoria,

però forz' è che gli alti pregi dica di questa notte a' suoi diletti amica.

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