Mentre ch' io qui de la maligna e dura
fortuna ai colpi fermo e stabil segno,
che mai non cessa in quest' essilio indegno
far a torto maggior la mia sventura,
roso ad ognor da una mordace cura
come da picciol verme arido legno,
quanto più posso di donar m' ingegno
conforto al cor doglioso oltre misura,
Bonaventura mio, voi ne la vostra
patria gentil, di cui bel lume sete,
caro agli amici, a quel gran Duce grato
che di gloria con quei di pari giostra
che son più illustri eroi, lieto vivete:
quanto v' invidio così dolce stato!