Lascia il colle sacrato che 'l bel Permesso inonda, dotta Talia, e col tuo plettro aurato, cinta di laurea fronda,
scendi ne la sinistra e verde sponda di questo puro fiume, e l' alte lodi canta come t' inspira il tuo celeste nume,
sì ch' ascolti ogni pianta quanto valor il gran Davalo amanta. Ben sai che più bell' alma dal Ciel mai non discese
per vestirsi qua giù l' umana salma, che Natura cortese a farla sol tra noi perfetta intese: con benigno ascendente
da le più liete stelle qui venne, di virtù calda et ardente, e 'ntenta a l' opre belle fa ch' ognuno di lui scriva e favelle.
Vedi quante corone gli ornan la vaga chioma, quante mai Cesar forse o Scipione non riportaro a Roma,
Cartagin l' un, l' altro la Francia doma; vedi quanti trofei alzar l' Adda e 'l Tesino al suo gran nome, allor che i casi rei
col volto molle e chino pianse Garona et ogni suo vicino del suo maggior Pastore, che restò preso e vinto
dal proprio e del fratello alto valore, e 'l puro fiume tinto corse di sangue del popolo estinto; mira come a le schiere
scudo possente e forte del magno Augusto suo tedesche e ibere, difese l' ampie porte del gran Milan, sprezzando ognor la morte;
odi l' altera Donna, cui ora il gentil piede lava Sebeto, or la candida gonna, che 'l bel petto si fiede
e ad alta voce li chere mercede: indi lieta e contenta, con l' armi e col consiglio avendo la nimica forza spenta,
de l' onorato figlio serena il fosco e tempestoso ciglio, e sovra il suo bel monte inalza statue e tempi
che faran le sue lodi al mondo conte, le quai non rompa o scempi forza giamai degli anni avari et empi. Saggio Cesar, che alzaste
a sì onorato scanno costui, col cui valor forse serbaste da periglioso inganno il vostro regno, e da gravoso affanno,
ecco, il suo nome solo vittorioso e chiaro con l' ali del timor fa gir a volo quei che dianzi s' armaro
per por l' Impero vostro in pianto amaro, tal che l' Austria famosa, madre di tanti regi, di tanti imperador, prima angosciosa,
cinta di lieti fregi or li dona di lode eterni pregi. Vedete la Vittoria ne le sue invitte insegne
l' ali d' oro trattar carca di gloria, e par che si disdegne ch' esser suo ricco albergo altra s' ingegne; vedete come lieto
del suo dolce ritorno si mostra Mincio, Tebro, Arno e Sebeto, e pien di gioia il giorno si scopre a lui più de l' usato adorno!
Securo omai vivete, mentre agli omeri suoi s' appoggia il vostro onor, ché sempre avrete la Vittoria con voi;
e fin da l' onde esperie ai liti eoi estenderà le braccia del gran Romano impero, tal che del vostro nome il mar che agghiaccia
udirà 'l suono altero, e umil l' incinerà l' Istro e l' Ibero.
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