Skip to content
1493–1569

65

Bernardo Tasso

Ben potrò, Signor mio, ne l' urna grave de' giorni oscuri miei con bianca pietra questi solo segnar e dolci e chiari, questi, che con voi vivo in sì soave,

in sì gentil soggiorno; o se s' impetra dal ciel che molti siano, aspri et amari sian tutti gli altri, e pochi e nubilosi. Felice voi, ch' a bianco cigno eguale,

con sì nobil desio, montagne e mari sotto lasciando, e i foschi e tenebrosi lochi del mondo, al ciel spiegando l' ali dietro la scorta gloriosa e saggia

di quel dotto Trifon, ch' unqua smarrita non ha la via del ben, for del mortale carcer, come da piaggia erma e selvaggia, lieto poggiate a quell' eterna vita;

e di diletto pien, le sante sponde ch' adornano di Dio l' alta magione gite cercando con la mente ardita: or dove il sol si mostra, ove s' asconde,

ond' esce Austro piovoso, onde Aquilone mirando; or come il caldo Sirio ardente cacciato dal Delfin ratto tramonta, come col ferro in man sen va Orione

col Tauro a la stagion lieta e ridente, come Cinzia talor presta sormonta, talor segue il fratello, ond' ella prende la luce che lei fa lucida e bella;

né perciò stanco, con l' anima pronta e vaga di saper, dove si spende il giorno in onorata alta favella a ragionar del vero e de l' onesto,

con la fidata guida ve n' andate; e col dotto scrittor per cui s' appella Mincio ricco e felice, or quello or questo prato di poesia lieto cercate,

non per segnati calli ov' altro ingegno che non sia pellegrin vestigio stampi, ma per chiusi sentier, per strade usate da chi sol è del Ciel nel mondo degno:

così coi vaghi fior in que' be' campi scelti vi cinge il crin la vostra scorta. O riposata vita, o ben spes' ore, onde del vostro onor accesi lampi

vedrà la pellegrina gente accorta, mentre fia lume in Ciel, nel mondo amore! Ma che dirò di lui, di cui non nacque anima più purgata e più gentile,

da che le cose ebber forma e colore? Veramente beato, a cui non piacque quel che più ad altri agrada, a cui par vile ciò che più il mondo aprezza, e ricco e solo

s' appaga del voler de la Natura: ei senza ambizion vana e civile alza i pensieri a glorioso volo, lasciando a tergo ogni mondana cura,

e 'n vece di palagi alti et ornati di bianchi marmi e d' oro, onde superba ne va la patria sua for di misura, fra le selve frondose e i verdi prati,

a la stagion matura et a l' acerba, in picciol tetto alberga, u' le campagne verdeggiar, e con l' onda pura e viva scender vede il ruscel tra i fiori e l' erba,

che spesso dolce mormorando piagne forse la Ninfa sua sdegnosa e schiva, onde sente alternar fra gli arbuscelli Progne con la sorella i casi loro,

onde i fiori scherzar con l' aura estiva. Solchi chi vole e questi mari e quelli, vago di posseder gemme e tesoro; vadan pur altri per ornarsi il crine

di gloriosa e trionfal corona fra 'l ferro e 'l foco, ov' in vece d' alloro morte lor dona un doloroso fine; ei con pensero e mente intera e bona

gode in se stesso, e coi possenti vanni, con le piume d' onor candide, al Cielo lieto s' inalza, ove con Dio ragiona: le sue glorie vivran, mentre che gli anni

avranno giorni, e 'l verno neve e gelo. O venerabil veglio, a voi m' inchino, come al vero splendor del secol nostro, pien di gentile et amoroso zelo,

e prego che benigno alto destino conservi vive a par del nome vostro queste mie carte, e questo puro inchiostro.

Cookies on Poetry Cove

We use cookies to remember your language preference and — only with your consent — to learn how Poetry Cove is used. You can change your mind any time.
65 · Bernardo Tasso · Poetry Cove