Donna gentil, che gloriosa e sola un tempestoso mar solcato avete per trovar di salute il vero porto, or col securo piè lieta scorgete
da quella riva dilettosa e sola l' onde sì perigliose e 'l camin torto, ove senza conforto, senza speranza d' arrivar giamai
al desiato lido, errando vanno spirti infiniti insino a l' ultim' anno; a ragionar di voi il troppo omai ardito mio desir sprona la mente,
ed ella al suo voler folle consente. Ben pò il gran Tebro de' suoi tanti onori por questo in cima, ch' a sì nobil alma sieno le Ninfe sue state nutrici:
che se già riportar più d' una palma gli antichi figli suoi, se i sacri allori ornar le chiare insegne e vincitrici, fu ch' ebbe i cieli amici
intenti ad inalzarlo ov' ir potea gloria mortal di scettri e di corone; ma voi, or che 'l suo onor fero Orione nel mar d' eterno oblio sommerso avea,
per non lasciar le sue memorie al fondo lo sollevate e riportate al mondo. Mentre nel più bel ciel l' anima vostra cercando al par de le più vaghe stelle
sen gìa come lassù sempre si viva, per avanzar qua giù tutte le belle raccolse quel che la terrena chiostra non vide a la stagion che più fioriva;
indi solinga e schiva d' ogni cosa ch' onor non fosse o bene, cinta da' raggi di celeste lume spiegò ver noi le sue candide piume,
per tor gli animi nostri a le terrene voglie; e di mortal vel vago vestita, l' alme invitava a più felice vita. E perché la terrena e fragil parte
non coprisse con l' ombra il suo bel raggio, diè di se stessa a la ragione il freno, la qual da periglioso ampio viaggio per cui camina il senso, a miglior parte
volse il suo corso, et al più bel sereno; né perché il vago seno pien di gioie fallaci e di diletti le mostrasse colei che l' uom disvia,
per farla uscir de la secura via, si volse a seguitar gli umani affetti, ma spinta dal desio de la salute il poggio ritrovò de la Virtute.
E benché lo vedesse orrido et erto non volse il tergo, ma con saldi passi dagli spron del voler sospinta ascese; indi fermando i piè non fiacchi o lassi
ove il calle vedea d' onor coperto, a coglier prima i più vicini attese; poscia le piante stese, guidata da Virtù, ne' larghi prati
de la Filosofia nobile e degna, ch' a la vita immortal salir n' ensegna, e co' più saggi suoi mastri lodati cercò le parti riposte e nascose,
per trovar i principi de le cose. Ma pieno ch' ebbe l' ampio e ricco grembo del suo chiaro intelletto de' più vaghi leggiadri fior, de le più fresche erbette,
non avendo i desir contenti e paghi, appesa di Platone al caro lembo cercò di poesia le scole elette; e de le più perfette
cose, ch' aveva col giudizio intero scelte fra molte, con vivaci inchiostri sparse le carte, eterno a' figli nostri exempio d' eloquenza e d' onor vero;
e togliendo agli antichi i primi pregi, ruppe a la Morte, al tempo i privilegi. Et or che dato v' han l' alto governo le Muse, alzate a la lor gloria antica
per voi, del suo famoso e sacro monte, come di poco onor schiva e nemica, par che sì picciol don prendiate a scherno, le lor valli lasciando, e 'l lor bel fonte;
né degnate la fronte cingervi più di trionfante lauro, drizzando il cor a più gradita speme. O Donna gloriosa, che non teme
sprezzar qual cosa vil l' argento e l' auro, e tutto quel che qui fa l' uom beato, per farsi eterna in quel felice stato! Ma al cor ristretti mille be' pensieri,
perché non la lusinghi un vano errore, in sé ritorna, et a se stessa dice: Non son io terra vil, che fra poche ore sarà pressa da' piè? questi piaceri
son altro che di duol ferma radice? Non è stato felice alcun, se 'l pò turbar Fortuna o Morte: quest' è imagin di vita, e solo un' ombra
di ben, che lieve come nebbia sgombra l' aura del tempo, or per vie dritte or torte; la vera vita e 'l vero bene è in cielo, né Morte il fura, o 'l turba caldo o gelo.
Poi sgombrando dal cor tutt' altre voglie, accesa d' un celeste e bel desio alza la mente a più lodato segno, e gli occhi del pensier fermando in Dio
senza chiuderli mai, piacer ne coglie tanto, ch' ogn' altro a lato a quello è un sdegno. O che securo pegno d' esser di quella patria cittadina,
ove sempre si vive, e fra le squadre degli Angeli più cari al sommo Padre di star, senza temer ch' a la mattina acuta squilla di pensier molesti
o mortal noia dal sonno ti desti! Così tenendo in Dio ferme le luci, più che d' or bella, a l' onorata chioma farsi di stelle una corona vede:
quand' alma a questa egual mirasti, o Roma, fra tanti figli Imperadori e Regi, che fecero d' onor sì ricche prede? O per lei lieta sede,
sacro di gloria e di virtute albergo, potrai ben dir: Se non scendea costei dal ciel ne le mie sponde, già sarei di Lete al fondo; or io mi specchio e tergo
ne l' opre sue, e ne' suoi lumi chiari, né più pavento gli anni invidi avari. Felice Donna, che nel mondo ognora chiara vivrete in bocca de le genti,
già nel tempio d' onor fatta immortale, e fra le più purgate alme e lucenti, vicina al primo Amor, dolce dimora farete, sendo a' più beati eguale!
Per questa via si sale, spirti gentili, a le celesti gioie: seguiam costei, che sì leggiera e sciolta, avendo ogni virtute in sé raccolta,
toltasi a forza a le mondane noie, s' inalza al ciel con sì spedito volo che già sormonta l' uno e l' altro polo. Canzon, se ti riprende
colei che teco ne la fronte porti, le potrai dir: S' io scemo, alta Vittoria, ragionando di voi la vostra gloria, incolpate voi stessa, e vi conforti
che la poc' ombra del mio error non copre l' infinito splendor de le vostr' opre.
Cookies on Poetry Cove