Donna Real, de le cui lodi il mondo risplende a guisa di cristallo adorno ch' abbia la faccia volta al sol nascente, di cui la fama, i termini del giorno
passati già, con suono alto e giocondo canta del vostro onor soavemente, sì che la zona algente e l' infiammata ad ascoltarla stanno,
come le fiere allor che 'l caso reo pianse il misero Orfeo da la morta Euridice, e 'l proprio danno, io vengo per veder nel lume vostro
cose che non ha 'l Cielo altrove mostro; e perché occhio terren non è capace di tanto ben, ché la soverchia luce sovente inferma e debil vista abbaglia,
ricorro a l' altro che assai più riluce e lo sguard' ha sì pronto e sì vivace che per troppo splendor non s' abbarbaglia, che ben che in alto saglia
è sempre vago di maggior altezza; indi, ripreso ardire, ergo le ciglia, e pien di meraviglia miro l' eterna vostr' alma bellezza,
che spande tanti e sì lucenti raggi quant' han fronde di maggio i pini e i faggi. Cantin pur gli altri le brine del viso, una bocca che amor apre e governa
o 'l lampeggiar d' un vago e chiaro lume, ché i vostri onori e la bellezza interna vogl' io cantar, formata in Paradiso, a lato a cui è quasi rivo a fiume
beltà che qui presume di non avere al paragone uguale. Stava l' anima vostra in grembo assisa di Castitate, in guisa
che suol Regina in seggio alto e reale, e volti gli occhi santi al sommo Dio pascea d' esca celeste il suo desio. Prudenzia con lo specchio d' adamante
inanzi a' santi piedi inginocchiata mirava le sue luci altere e belle; constanzia e la sua schiera alta e beata la vagheggiavan come il caro amante
semplici fanno e pure virginelle; fede e l' altre sorelle le facevan d' intorno una corona simile a quella che di stelle piena
suol far notte serena a la vaga figliuola di Latona, qualor si mostra dal sovran balcone rotonda e lieta al caro Endimione.
Le Grazie, al casto e fortunato fianco compagne eterne, mentre a Dio rivolta di diletto nudria l' alma il pensiero, il vostro viso, che rosa non colta
pingeva di color purpureo e bianco, e gli occhi, che d' amor reggon l' impero, baciavan d' amor vero, e 'l divin piede, e non falso et umano;
et ora il crine in bionda treccia accolto spargean sopra il bel volto, or l' avolgean con la lor bianca mano, sì come a figlia suol madre amorosa
che poco dianza ha data altrui per sposa. La Gloria in maestà con l' ali d' oro errava sopra voi pensosa e grave, d' invidia ardendo il gran signor di Delo,
e con un' armonia così soave com' odano gli eletti allor che 'l coro degli angeletti loda il Re del Cielo, – O voi ch' al caldo, al gelo
–dicea cantando – vaghi ognor cercate strada d' alzarvi a la vita felice, di quest' alta Fenice cotanto a Dio diletta rimirate
la fronte, che vedrete ove s' ascende a quel Sole onde il sole il lume prende. Indi, purgati de' desir mortali da l' ardor santo de' begli occhi suoi
che di divino amor l' anime avampa, dietro al suo volo glorioso poi arditi dispiegate ambedue l' ali, seguendo i rai de la sua chiara lampa,
che le vestigie stampa del lume, in quel da lei segnato calle; ch' andrete non per via fallace e torta con la sua fida scorta,
ma per dritta e secura, ove le spalle volgendo a questa inferma valle oscura vedrete il gran Signor de la natura. – A questo dolce canto il ciel sorrise,
il mar si racquetò, tacquero i venti e si serenò 'l volto ogni pianeta; allor io vidi da le stelle ardenti più bella assai che l' amica d' Anchise
una Donna venir pensosa e lieta, la qual, perché non mieta mort' empia il fior de la vostra memoria, di sua man propria col grave martello
e col duro scarpello impresse in saldo acciar la vostra gloria, perché le genti de l' eterna vita lodin il nome ognor di Margherita;
e, questo fatto, sparve lasciando 'l ciel del suo splendor dipinto. Ma datemi, vi prego (o troppo ardire!), il filo per uscire
de l' intricato e chiuso laberinto de' vostri onor reali, ov' io vaneggio né strada aperta per uscirmen veggio.
Cookies on Poetry Cove