De, perché allor che vaneggiando Amore,
Cappello, gir mi fea pensoso e smorto,
chiedendo nel mio duol qualche conforto
a la crudel che mi piagava il core,
non volsi i miei pensieri a far onore
a questa Donna, che m' avrebbe scorto
in parte, per camin securo e corto,
ove mai non si piagne e non si more?
Or dietro al suo splendor, che un cieco inferno
chiaro e lieto faria, pur volgo il piede
debile e lento, e lei prendo per duce;
ma sì leggiera e franca, avendo a scherno
il mondo, poggia a la superna sede,
ch' io non posso inalzarmi ov' ella luce.