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1493–1569

5

Bernardo Tasso

Alma luce del cielo, ch' al mondo cieco e rio togli l' ombre notturne e 'l fosco velo, occhio eterno di Dio,

a te volgo devoto il canto mio. Tu del tuo dolce foco fai gravido il terreno, che frutti e fior produce in ogni loco,

onde col grembo pieno s' adornan le fanciulle il crine e 'l seno, e i bifolci, le chiome irsute coronati

di bionde spiche, il tuo pregiato nome cantan ne' verdi prati, del tuo cortese don ricchi e beati. O figlio di Latona,

gran padre de le cose, vedi con l' irto crin senza corona le Ninfe lagrimose che ti chiaman con voci alte e dogliose,

vedi nel suo bel monte squarciarsi i bianchi velli Salerno antico, e la sua crespa fronte, e i suoi schietti arbuscelli

spogliar de' verdi lor vaghi capelli; poscia, col duolo assiso ne le piaggie più sole, volgendo verso il cielo il molle viso

chiamar: – O Sole, o Sole – tre volte con dolenti alte parole, pregandoti che i feri mali, le doglie gravi

sgombri dal suo Signor, perché i primieri giorni lieti e soavi ricovri sì che duol nullo l' aggravi. Apporta i succhi e l' erba

con cui tolse di mano il tuo figliuol de l' empia morte acerba quel ch' amò un tempo invano Fedra, da desir spinta ingordo e strano;

affretta il lento passo, e col santo licore rendi l' usate forze al corpo lasso, al viso il bel colore,

agli occhi il primo lor chiaro splendore; ch' indi ben mille altari vedrai lungo le sponde del pigro Iante, et ampi fochi e chiari

arderti arabe fronde, e sonar “Febo, Febo” intorno l' onde.

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