Illustre Donna, il cui valore inchina la Terra e onora il Ciel, poi che la voglia troppo ardita di voi mi sforza a dire, chi gia giamai che questa lingua scioglia
in sì gravi parole, o qual divina mente sarà che l' intelletto inspire, sì che dietro al desire m' inalzi tanto, che con l' opra arrivi
là dove il merto vostro, ove mi chiama la vostra chiara fama? Apollo, se mai sempre verdi e vivi siano i be' rami tuoi, dettami quanto
merta costei ch' io reverisco e canto. Salda Colonna, alto sostegno e fido di que' pregiati onor che 'l crine ornaro a' vostri antichi chiari et onorati,
felice voi, che gite a paro a paro di lor che fur di sì famoso grido, onde vivran fra noi sempre lodati: che se ad ognora armati
quei fer soggetti Imperadori e Regi con l' animoso ferro e col consiglio, voi col tranquillo ciglio, con l' armi di virtute, i ricchi pregi
de la casta beltà difeso avete da la forza del senso, e da la rete. Qual velo cinse mai d' alta beltate anima sì gentil com' è la vostra,
e da' bassi pensier tanto divisa? La qual sprezzando ogn' altra gloria nostra, pensa a quel ben che fuggitiva etate non porta seco, in quel ferma et assisa,
e com' aquila affisa gli occhi nel sol de la salute eterna, gioia prendendo dal suo ardente raggio, in cui scorge il viaggio
dritto di gir dove giamai non verna né scalda il ciel, dove s' asconde e serra tranquilla pace senz' alcuna guerra. Poi che da le felici e chiare stelle
scender degnaste in questo umano albergo, che di tenebre pieno era, e d' orrori, dieder le nebbie al vostro raggio il tergo, le cose di qua giù si fer più belle,
e nacque in noi desio d' eterni onori; né seco tanti fiori adduce la stagione, allor che 'l Tauro apre a noi l' anno con l' aurate corna,
di quante grazie adorna scendeste di lassù, caro tesauro de l' età nostra, e ne spargeste il mondo, fatto poi di tal don ricco e fecondo.
Pioveno in voi dal Ciel rari concetti, ch' ogn' alma fan, di gentilezza vaga, sprezzar qual cosa vil regni et imperi, di cui nostro voler oggi s' appaga:
quale spirto giamai fra' più perfetti mandò più di voi alto i suoi pensieri? Come alati corrieri vanno a volo per l' aria al sommo bene,
e ricercando questa e quella parte, veggion come comparte i diletti e le gioie, e come piene sian del sommo Motor le luci vere
di dolcezza immortale e di piacere. Indi pieni di ben, colmi di gioia, ritirati dal fren ch' avete in mano, ritornan ne la vostra altera mente:
onde con l' occhio de l' ingegno sano, acciò che il vostro nome unqua non moia, mostrate in carte a la futura gente come al vero Oriente,
per questo mar orribile e crudele, condur si possa il debil legno e frale col vento occidentale che spira la virtute a piene vele,
ove securi entrando al fido porto non si tema de l' onde oltraggio o torto. Gentilezza con voi, e leggiadria moveno sempre il lor candido piede
per questo prato de la nostra vita, virtù nel casto grembo ognor vi siede, prudenzia in voi si specchia, e cortesia i chiari spirti ad onorarvi invita:
o ricchezza infinita in un' anima sola insieme accolta! Quante arene have Tago Ermo e Pattolo non pagheriano un solo
di questi doni, onde n' andate avolta e ricca sì, che la parte minore potria 'l mondo arricchir d' alto valore. A voi apron contente il sacro colle
le compagne d' Apollo, a voi la fronte cingon di trionfale e lieta fronde; a voi serba Aganippe il puro fonte; e 'l bel Permesso con la barba molle
porta le sue correnti e liquid' onde, e v' orna ambe le sponde di viole, di croco e d' amaranti; a voi la Poesia scopre i suo' regni,
de la cui vista indegni sono gli altr' occhi, e vi pone davanti ciò ch' han di bel, di vago e di gentile i campi suoi, ov' è mai sempre aprile.
Ne' quai cogliendo a vostra voglia andate quel che più bello e più lodato parvi con le man del giudizio integro e vero; indi per immortale eterna farvi,
di quei spargete, e gli orti vostri ornate, non partendo dal dritto e bel sentero che Virgilio et Omero apersero a colui che l' Arno onora:
tal ch' invidia Mugnone il bel Sebeto, né più tranquillo o lieto corre co' pesci suoi, ma d' ora in ora turbando l' acque sue lucenti e chiare,
chiama le stelle perfide et avare. Inarime felice, ove le Muse han fatto il suo Parnaso, il suo Elicona, per cui tien vile Apollo e Delfo e Delo,
già per lo mondo il tuo gran nome suona, poi ch' alberghi colei in cui rinchiuse tutte le doti sue benigno cielo; giamai caldo né gelo
non offenda le tue fiorite rive, ma l' aere ognor temprato, ognor sereno, piova nel tuo bel seno umor soave, e le dolci aure estive
scherzino co' tuoi fior, scherzin con l' erbe, né sian l' acque a' tuoi scogli empie o superbe. Come l' ardente sole le stelle oscura e la gelata luna,
così il bel raggio de la vostra gloria, onorata Vittoria, ogn' altro lume di gran fama imbruna: ma ridirlo non so, ché gli occhi miei
fermare in sì gran luce i' non potei.
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