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1493–1569

48

Bernardo Tasso

Illustre, alma città, che ne' vetusti tempi, di palme altiera e di trofei tolte agli Sciti, ai Persi, ai Nabatei, vedesti andare onusti

dietro al trionfo de' tuoi magni Augusti di duro ferro Imperadori e Regi, e vinte dar le mani a' tuoi gran figli, del sangue loro ancor molli e vermigli,

deposti i ricchi fregi e l' acquistate già corone e pregi, le Republiche invitte e gloriose, qui, dove de' tuoi sette il più bel colle

pien di bellezze i vaghi omeri estolle fra l' erbe rugiadose del pianto de le stelle, ad udir cose piene de' pregi e de' tuoi rari onori

vieni, or che con la cetra Euterpe e Clio, con la qual già lodato han più d' un Dio, coronate d' allori, cantan non degli Eroi l' arme e gli amori,

ma d' un tuo figlio, la cui chioma d' ostro, mosso da l' opre sue chiare e leggiadre, ne la sua verde etate ornò il gran Padre, che onor del secol nostro

celebre fa qual di lui scrive inchiostro. Il qual, pien di pietà, d' Italia bella sanò le molte piaghe, e spense il foco che la misera ardeva in ogni loco,

e fuor d' ogni procella scorse la conquassata navicella di Pietro, ché molt' anni atra tempesta d' impetuosi e di contrari venti

nel fiero mar de' mondani accidenti l' avea (sempre più infesta) rotta e sospinta in quella parte e 'n questa, e col prudente suo saggio consiglio,

cui cesso avriano i sette Greci illustri, tranquilla Italia conservò tre lustri e senza alcun periglio, dando al sanguigno et empio ferro essiglio.

Ma dove, quasi nave, un nuovo fiato d' aura fuor del camino or mi trasporta per altra via e men piana e men corta? Torna, Musa, al lodato

primo concetto, al calle incominciato. Cantiam di lui ch' in giovanetta etate ha prudenza senil, senno maturo, che 'n ogni dubio passo il fa sicuro

con fede e caritate, veraci pegni de la sua bontate, ch' a la ragion de' van desii terreni ha dato il fren, perché l' alma non vada

col folle senso a perigliosa strada, e perché non la meni per questi campi de la vita pieni di fragili diletti e fugitivi,

a cui quando né come od a chi debbe largo esser de' suoi ben mai non increbbe. Ma perché quanti rivi corran ne' fiumi mormoranti e vivi

cerco d' annoverar, o pur quant' onda adietro lascia navicella allora che gonfia la sua vela una fresc' ôra, se in lui virtute abonda

sì come frutto in terra alma e feconda? Pon giù la lira, Clio, ch' a voler dire ciò che conviensi di quest' Angel vero si stancherebbe e la voce e 'l pensiero,

e non potrebbe gire l' opra al par del suo merto e mio desire.

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