Temo, Donna gentil, ch' alzarmi in alto volendo con cerate penne e frali, e per lo ciel de' vostri onor vagare, mi mancheranno a mezzo 'l volo l' ali,
tal ch' io farò sì periglioso salto come colui che nome diede al mare: ma se pur pien di tema dispiegare l' alto pianeta mio mi fa le piume,
cessi tanto l' ardor del suo bel foco ch' io possa in ogni loco le vaghezze mirar di sì gran lume, né stilli a poco a poco
la molle cera il sol di sua beltate, ond' io sia essempio a la futura etate. E poi che 'l Cielo il vostro nome altero, alma reale, ad onorar mi chiama,
perché sprezzi il furor del tempo avaro, acciò viva ad ognor la vostra fama, purgate il tenebroso mio pensiero coi rai del vostro sol lucido e chiaro;
e quell' ombre, che l' alma scoloraro, del mio corpo mortal, grave e terreno, quando scese dal Ciel pura e lucente, col vago lume ardente
sgombrate sì che, lucido e sereno come da l' oriente esce Febo talor, se n' esca e poggi, sì che nel Ciel co' vostri onori alloggi.
Non nobiltà di sangue, onde ne sete sol quanto si conviene in vista altera, non di ricchezze onor vano e di stati, non terrena bellezza, che la sera
semina il tempo, e la mattina miete, vi dan pregi sì rari e sì lodati: che la gloria del sangue è de' passati, i quali con la mano, con l' ingegno,
e col proprio valor si fero illustri; vive a pena due lustri mortal beltà, che senz' altro sostegno è quai rose e ligustri;
e dono la ricchezza è di fortuna, che non osserva mai promessa alcuna. Ma l' interna beltà pura e celeste, a quell' eterna del Fattor simile,
per cui sì lieta andate e sì superba, sovr' ogn' altra vi fa bella e gentile volar per questo ciel con l' ali preste al vero ben, ch' a voi lassù si serba:
non sì pregno il terren di fiori e d' erba rende il fiato di Zefiro, e l' umore che manda Cinzia da be' raggi algenti, come voi co' prudenti
pensieri, e vaghi di virtù e d' onore, fate le nostre menti gravide di leggiadre altere voglie, qualor l' alma a parlar la lingua scioglie.
Ben può ne' raggi del sovran pianeta, come il Re degli augelli, intento e saldo l' occhio tener, et in quel foco eterno, chiunque affisa il lume ardito e baldo
nel bel viso, qualor pensosa e lieta l' alma si mostra col suo raggio interno, bramosa far di noi dolce governo; qualor a la sua lucida fenestra
s' appoggia, e del Fattor l' alta sembianza, ch' ogni bellezza avanza, discopre a noi da la prigion terrestra, a nobile speranza
chiamando i desir nostri incauti e folli, che van col senso per piaggie e per colli. Altre grazie, altre voci, altre manere, altri costumi, altri atti, altre parole
l' anima vostra fan vaga et adorna; altre rose vermiglie, altre viole le dipingono il volto; altro piacere piove dagli occhi, u' casto amor soggiorna:
quanto di bel Donna mortale adorna è vile a lato a quel ch' ella cortese per far l' anime altrui belle dispensa, di dolce zelo accensa;
ma chi vedesse quando al cielo intese tien le sue luci, e pensa a la beltà di Dio mirandol fiso, vedrebbe tutto il bel del Paradiso.
Ovunque de le voglie alte e leggiadre lasciando l' orme di virtù coperte volge il gentile et onorato piede, o per le vie del cielo ad altri incerte,
o per quelle del mondo oscure et adre, van seco Carità, Speranza, e Fede; Prudenza, col cristallo ove si vede ogni futura, ogni passata cosa,
senza cui ben oprar non c' è concesso, talor le siede appresso, talor nanzi le va grave e pensosa, seco parlando spesso
come si debba andar per questo bosco de la vita mortal fallace e fosco. Lodata castità, non già da morso d' infamia o di timor guidata e retta,
ma da fren di ragion dolce e soave, segue questa gentil vaga angioletta ove de' suoi desii rivolge il corso, come legno maggior picciola nave;
del suo ricco tesor l' aurata chiave tien cortesia, e quel dispensa e dona con giudicio e ragion sempre a chi merta, e con la mano aperta
chiama a' suoi doni ogni gentil persona, sendo secura e certa che più d' altro felice è sol colui che può giovar, e spesso giova altrui.
Non più che da la cieca notte l' ombra, o la luce dal sole, alta virtute da lei giamai si parte o s' allontana, e per condurla al porto di salute,
ogni nebbia, che 'l cor sovente ingombra, fa dal suo bel seren sempre lontana; tal che del vostro onor suona la Tana, l' Ibero, il Nilo, l' Indo, e quanto scerne
quest' ampio ciel con tanti vaghi lumi; e mentre al mare i fiumi correnti porteran l' onde paterne, mentre dolci costumi
avrà Donna gentil, vivrà fra noi, e ne l' imperio eterno anco dopoi. O de' doni del ciel ricca e felice alma, che lieta con sì fide scorte
t' inalzi al sommo ben qualor ti piace, non per sentier, per vie dubbiose e torte, ma per dritte e secure, ove non lice alzarsi con pensier vano e fallace,
tu con eterna e riposata pace appaghi nel Signore ogni tua voglia, mirando dove i santi angeli eletti in mezzo ai più perfetti
t' ergono un seggio d' oro, onde la spoglia, e i mondani diletti, scarca, lasciati in terra, udir potrai ragionar Dio senza stancarti mai.
Se con penne di stil cotanto alzarti non puoi, canzon, quanto s' inalza e vola la gloria di colei che scrivi e canti, dille in voci tremanti:
O di valor Fenice unica e sola, i' vi vengo davanti sol per saper se 'l mio cantar v' annoia, acciò che tosto o mi nasconda o moia.
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