Spogliate, o verginelle, pure cultrici de la casta Diva, a guisa d' api in schiere liete e belle ogni prato, ogni riva
de' suoi più chiari onori, e 'nghirlandate di rose e di fiori, al mormorar di questa fonte viva che garrendo c' invita,
alziamo il nome al Ciel di Margherita. Fuor, fuor, genti profane, ché così caste lodi udir non lice ad anime che sian scabre e villane.
Questa bella Fenice al mondo unica e sola, che per un Ciel di gloria altera vola già fatta de la morte vincitrice,
nel foco, ove si pasce de l' ardente virtù, more e rinasce; e con le nove piume che danno meraviglia a la natura,
bianche, purpuree e d' or, sparge di lume grande fuor di misura tutto questo emispero che senza quel saria turbido e nero,
e mostra, piena di pietosa cura, ad ogni nobil mente la strada d' ire al verace Oriente. Ma la sua gloria grande,
che, come un sol, col suo lucente raggio per quest' aere seren s' allarga e spande, ci nasconde il viaggio e l' orme del suo volo,
ond' ella sola, in noi lasciando il duolo, quasi alato del Ciel santo Messaggio ne la fronte di Dio si specchia, e pasce il suo gentil desio;
e mentre gli occhi intenti tien ne la faccia del primo Motore, tutte quelle beate e liete genti arde di casto amore,
le quai chiamando il mondo ricco solo per lei, per lei giocondo; posci' adorna de' rai del suo splendore, pieno d' invidia il Cielo
lasciando, torna ove fa caldo e gielo. Cigni canori e belli, che col soave e dilettoso canto lungo i correnti e lucidi ruscelli
ogni sua gloria e vanto a la morte togliete, et inalzando da l' onde di Lete i nomi illustri e gloriosi, tanto
gli sollevate in alto che non temon del tempo il fiero assalto, a costei consacrate le dotte carte e i ben vergati inchiostri,
erché ne l' arco suo l' eternitate gli appenda e gli dimostri, quando ancor le faville spente saran del gran nome d' Achille,
agli futuri e gran nipoti vostri, et al suo onor s' inchini la gente ovunque ha 'l mondo i suoi confini. Ergete in Elicona,
o de l' eternità sorelle amiche, dove Permesso mormorando suona o ne le piagge apriche ov' Ippocrene inonda
l' alte radici de la laurea fronda, un ricco et alto tempio, il qual nemiche forze del tempo irato né ferro tema di maligno fato,
al nome di costei, ov' Apollo con voi canti talora le lodi sue come degli altri Dei, e dove ad ora ad ora
vengan casti e devoti a cantar le sue glorie i sacerdoti, il qual consperga la vermiglia aurora, sempre che porta il giorno,
dei più bei fior celesti entro e d' intorno. A voi sol si conviene soggetto tale, e di voi solo è degno, ché le menti qua giù basse e terrene
non s' inalzano al segno dove aggiunge il suo merto; e s' or, quasi un' altr' Icaro, coperto d' ali cerate, per lodarla io vegno,
in mezzo del camino caggio, come vedete, a capo chino. Canzo, la troppo luce m' abbarbaglia, e tant' alt' è 'l soggetto
ch' aggiunger non vi può nostro intelletto.
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