Chi loderà col canto il tuo bel nome, o figlio di Latona? Cui darai d' Elicona il sommo impero, i primi pregi e 'l vanto
che donasta ad Arezzo, a Smirna, a Manto? Chi coi soavi accenti, temprando al suono or quella lira, or questa, quetarà la tempesta
del mare irato, e porrà freno ai venti e farà i boschi a le sue note intenti, se con pietosa mano al gran Casa non dai salubre aita
pria che de la sua vita s' asconda il chiaro sol ne l' Oceano, onde da te poi si sospiri invano? Oimè, perché cercate
troppo per tempo, ahi Parche inique e crude, ahi, di pietate ignude, di torlo a noi ne la miglior etate, e 'l corso a l' anno suo finir la state?
Manda Esculapio in terra o tu scendi dal Ciel, ch' a tal periglio è d' uopo il tuo consiglio: se non che morte, che i più degni atterra,
vittoria avrà de la sua cruda guerra. Non consentir che 'l frutto maturo e saldo, e non in fior né in erba, mieta la Parca acerba,
di cui più bel non ha virtù produtto, ond' inope ne resti il mondo tutto: sì il vedrai poscia alzato, per tante opere sue chiare e leggiadre,
da questo sommo Padre, adorno d' ostro il crine, a quel Senato u' di virtute ai buoni il pregio è dato; indi, qual nuovo Atlante
che cogli omeri suoi sostenga il mondo, sostenere il gran pondo di quest' impero, e far ogni alma errante del nostro alto Motor verace amante;
e tor con l' armonia de le sue note, come un tempo feo l' inamorato Orfeo de' monti alpestri e d' ogni belva ria
che la dolcezza del suo canto udia, di man l' armi, e del core de' Prencipi cristiani orgoglio et ira, e rivolger la dira
e sanguigna lor guerra, il lor furore, in queta pace et in sincero amore.
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