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1493–1569

44

Bernardo Tasso

Or che la calda state già coronata di mature spiche ci fa le fonti amiche e le fresc' ombre grate,

ove spiran talora aure beate, passiamo il dì cocente lungo lucenti e mormoranti rivi, che coi pesci lascivi

corron celatamente, quasi avessero a schivo il sole ardente, et a gentil soggiorno chiamando con la lira Euterpe o Clio,

tutti posti in oblio i danni ch' al ritorno ci porta spesso in grembo il nuovo giorno, non del torto del sole

camin cantiam, né de la fredda luna, che ne l' oscura e bruna notte errando gir suole per le piaggie del ciel romite e sole,

né perch' Orion fiero insin dal cielo con la spada in mano conturbi il mare insano, sì che spesso al nocchiero

per tema fa cangiar volto e pensiero, come scuota Aquilone sovente ogni montagna et ogni rocca con la gonfiata bocca,

e con empia tenzone toglia al solcante pin vela e timone, come il Cane del cielo tutto di fuoco e fiamme ardenti pieno

arda del bel terreno il verde e vago velo, come l' anno comparta il caldo e 'l gelo; ma di quel grande Errico,

a cui l' Eternità vivaci carmi sacra, e metalli e marmi sopra il suo monte aprico, ch' ira non temon di tempo nemico,

cantiamo le vittorie, di cui la Fama ha sparso illustre grido per questo e per quel lido, sì che de le sue glorie

oscuri il sol tutte l' altrui memorie; cantiam l' alto valore di Lei che 'l Ciel gli diè per sposa e Donna, ferma e salda colonna

de l' italico onore e del bel sesso suo lume maggiore; cantiamo i rari pregi di quella bianca gemma orientale,

ch' ogni tesor mortale fa che 'l mondo dispregi, le cui virtù, gli essempi alti et egregi, son scorta a chi desia

con opere leggiadre e gloriose, sprezzando umane cose, quasi ombra oscura e ria di vero bene, al Ciel farsi la via.

In sì gentil diporto consumiamo, Cappel, quest' ore estive con le sorelle Dive, che da l' occaso a l' orto

portano il nostro onor per calle corto, e i mordaci di questa frale vita mortale egri pensieri, che sono i duri e veri

scogli ne la tempesta del mar del mondo, ch' ognor ci molesta, discacciam col consiglio de la nostra virtù, sì che la sorte

a l' animo non porte né pena né periglio, e passiam lietamente il nostro essiglio.

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