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1493–1569

42

Bernardo Tasso

Debb' io sempre tacer? deve lo sdegno, onde nascon ognor mille sospiri, seccar la vena de l' usato ingegno? Udrai (s' altri non puote) i miei martiri,

tu aura almeno a le mie pene amica, che dolcemente mormorando spiri, e tu fiorita e verde piaggia aprica, fatta dal Ciel già per prescritta usanza

de' miei dolori secretaria antica. Secco è lo stelo ond' ergea la speranza le verdi foglie, e 'l piacer spento e morto, né altro omai che sospirar m' avanza.

La donna che ne l' alma impressa porto, a cui già mi donai, ne la tempesta de' miei fieri tormenti asconde il porto, e dove a nove voglie allor molesta

chiudeva il petto, or lieta in quello, e vaga, novi desii di nova speme inesta. O di ch' ingrato premio oggi s' appaga onesto amor, lunghe fatiche e danni,

nati dal duol de l' amorosa piaga! Ma ben che il cor in più onorati scanni (s' onor siede ne l' or) locato avete, morirà il nome vostro insieme, e gli anni;

e vi porrà dentro un oscuro lete l' invido Tempo, che sen porta l' ore, e le giornate travagliate e liete. Non devevate il bel mirar di fuore,

ch' a molti il lume de la mente abbaglia, ma la virtute, e l' interno valore; che se talora avien che 'n pregio saglia per argento, per oro, o per bellezza

alcun, sua fama in frale vetro intaglia; e chi tien cura del suo onor, non prezza quel che può tor Fortuna, Tempo, o Morte; anzi qual cosa vil l' odia e disprezza.

Già cominciava in adamante forte vostre lodi scolpir quella che a vile il Tempo tiene, e la volubil sorte; et io mandato avea non solo a Tile,

ma a l' altre tre del mondo extreme parti per più messaggi il bel nome gentile: e gli onor vostri d' ogn' intorno sparti cresceano, alzando le fiorite chiome,

ch' ornar cercai con tanti studi et arti. Ora gli omeri miei l' ingrate some aggravan sì, che forz' è por giù il peso, e lasciar non ben colto il vostro nome;

il qual (o pur!) veggia a tutt' ore acceso di pregiata virtù com' esser suole, né sia da biasmo o scura fama offeso; e le bellezze al mondo rade e sole

siedan con onestà, con tanta pace, ch' altri si doglia, ov' ora altri si duole. Caderà in polve quell' ardente face ond' io tutt' ardo, e fia possente assai

lo sdegno a sciorre il nodo aspro e tenace; E quei pensier ch' ad altro che a trar guai non m' han spronato ancor, andranno sparsi ove dal cor non fieno uditi mai;

i miei desiri inceneriti et arsi per troppo alto volar cadran senz' ale, e converran loro mal grado starsi; il mio dolor, che già credea immortale,

sarà del tutto svelto, e degno fia, poi che tal guiderdon trova il mio male; né mi vedrete più come solia, liete piaggie, versar lagrime amare

per far pietosa la nemica mia; l' urne dogliose, onde solea versare pianto angoscioso il cor, fatte di vetro vedransi rotte in mille parti andare;

e 'l cor più volte richiamato a dietro redirà omai, o mia lieta ventura, se pur dal Ciel sì bella grazia impetro. Meste sorelle, che con tanta cura

fate l' exequie al fratel fulminato, ond' ancor Po talora l' acque oscura, rimandate lo spirto al primo stato, che errando va con voi, per quelle rive

l' arbor cercando a' suoi piaceri ingrato. Così volando ognora l' aure estive vi spirino d' intorno, e 'l chiaro Cielo i fiori tenga, e vostre foglie vive;

e l' aria pura per pietoso zelo versi sovra di voi umor soave in vece di pruine over di gelo. Ben tempo è omai di ricovrar la chiave

de la mia vita, ch' ella aveva in mano, e darla a chi più del mio mal s' aggrave; che se molt' anni ho seminato invano pianto, sospir, lunghe fatiche, e colto

oscuro fior, e frutto acerbo e strano, è ben ragion ch' in altra parte volto indrizzi i miei pensieri a miglior meta, u' doppo 'l vaneggiar fallace e stolto

de le fatiche mie riposo mieta.

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