Alma gentil, che dal più puro cielo, di divina vaghezza adorna e bella, di grembo uscisti de l' eterno Amore, tu, la più chiara e più lucente stella,
scendesti a ricoprir d' umano velo i raggi del tuo angelico splendore; e teco quanto onore, quanto di ben mai vide occhio mortale
portasti ne' be' lumi e ne la fronte, per far l' alme più pronte dietro al tuo volo ardito a spiegar l' ale, e piene di celeste alto desio
per ritornarle liete inanzi a Dio. Dal dì ch' uscì di man del mastro eterno, se non quanto vivesti in questo stato, non fu il mondo giamai vago e gentile;
che prima e poi fu sempre il ciel turbato in questa oscura valle, in questo inferno, l' età negletta, et ogni cosa vile: tu un vago e lieto aprile
teco portasti dal celeste albergo, una verde stagion sempre fiorita. O che beata vita! Dieder le nebbie al tuo bel raggio il tergo,
nel mondo si morio martire e noia, e nacque in vece lor diletto e gioia. Ma poi che altera ti prendesti a sdegno la terra di te indegna, e al cielo alzata
tra gli angeli tornasti al sommo bene, ritornò teco a la patria beata quant' era qui di pellegrino e degno, e me lasciasti, e tutto il mondo in pene.
O mia tranquilla spene, porto de' miei piacer fidato e caro, perché non venni teco al tuo partire? Io rimasi a morire,
tu te n' andasti a viver lieta a paro di lor che a piè del sommo padre stanno, me qui lasciando in sì gravoso affanno. Ben mi credea che 'l duol, che 'l primo giorno
non ebbe forza di mandar lo sciolto spirto a seguir i tuoi vestigi santi, potesse in breve tempo insieme accolto tormi a questo odioso atro soggiorno,
ove mi pasco di noie e di pianti, e lieto pormi avanti al sol de' tuo' begli occhi; e ne seguia a' miei dolci desir conforme effetto:
ma fu tanto il diletto ch' io presi del morir, che l' empia e ria doglia, dal novo e strano piacer vinta, ritenne l' alma al duro giogo avinta.
Piangevan gli altri, allor che su le porte del suo carcer terren per uscir fuora stava lo spirto già con l' ali tese; io pien di gioia in aspettando l' ora
pregava il mio destin fero e la morte che mi togliesse a le mondane offese; e verso il bel paese che fai col lume tuo chiaro e sereno
cogli occhi del pensier mirando spesso, già mi pareva presso di seder al tuo fianco, e 'l casto seno contento di mirar, e 'l tuo bel viso,
ove co' miei pensier sempre m' affiso. Ma poi che 'l ciel non volse e la mia doglia, che per maggior mio mal cesse al piacere, ch' io venisse a vederti, almo mio sole,
tu, che con quelle luci ardenti e vere scorgi il fondo del cor, prendi la voglia, che di non più poter seco si duole; che se preghi e parole
valessero a impetrar dal mio destino di potermi inalzar dove tu sei, il primo dì sarei venuto, come scarco pellegrino
seguendo l' orme de' tuoi santi piedi, ov' ora i miei martir contempli e vedi. Prega tu Iddio, che più benigno ascolta le tue giuste preghiere, e ti compiace,
ch' a le noie mi toglia et a le genti: che senza te nulla m' aggrada o piace; e s' impetrar nol pòi, riedi tal volta cinta di nube o di be' raggi ardenti,
ove vivo ai tormenti, morto sono al diletto; e mi consola, mostrandomi que' lumi ov' io riposi i miei dolci riposi:
tu sai il camino, e pòi secura e sola venir a riveder colui, che vivo, sol per non esser teco ha il mondo a schivo. Canzon, là dove il Padre
de la terra, de' cieli, e de le cose pasce di gioia i santi spirti eletti, a lato a' più perfetti vedrai che fe' le mie luci dogliose
col suo partir: dille ch' io reggo a forza, e contra 'l mio voler questa rea scorza.
Cookies on Poetry Cove