Già il freddo orrido verno che versava ad ognor grandine e gelo, che ricopriva il cielo d' un nembo umido eterno
e facea l' aere chiaro oscuro inferno, se 'n fugge, e seco mena le nevi, i ghiacci e i giorni brievi e rei sovra i monti Rifei,
ove di rabbia piena l' Orsa agghiaccia del ciel l' onda e l' arena; già cogli occhi ridenti la primavera candida e vermiglia,
leggiadra a meraviglia, mostra a le liete genti le sue rare bellezze e gli ornamenti, e col volto di rose,
le labra di rubin, la treccia d' oro, dispensa il suo tesoro, e tante belle cose quant' alghe ha il gran Tirren nel grembo ascose;
e dove il tenerello piè stampa l' orme, germogliar fa l' erbe rugiadose et acerbe, e nascer tutto quello
che più fa il mondo colorito e bello, tal che rende il terreno in ogni parte sì fiorito e vago che par proprio un' imago
del ciel quand' è sereno, quand' è più chiaro e più di stelle pieno. Rimira gli arbuscelli spiegar al sol il suo bel crine adorno
di gemme intorno intorno, e fra i rami novelli far dolce albergo ai lascivetti augelli, che quasi inamorati
de la nuova stagion, sfogano a gara la lor dolce et amara pena, e coi canti grati empion di gioia le campagne e i prati.
Mentre che questi fanno con l' armonia de la lor voce alterna nota la pena interna, il lor soave affanno,
e lodan lieti il più bel fior de l' anno, tu, Capilupo mio, cui del gran Mantovan la gloria aspira, prendi la dotta lira,
che di gentil desio le fiere accende e fa fermar il rio, et altamente canta, sì che la voce del tuo canto a volo
cerchi questo e quel polo; non d' Ila o d' Atalanta, ma del tuo gran Signor la gloria canta, del cui valor felice
grido di fama illustre ne risuona, tal che da la Garona al loco u' la Fenice s' orna di piume d' oro, ogni pendice,
ogni campo, ogni riva, ogni valle palustre, ogni aspro colle il suo bel nome estolle, perch' “Ippolito” viva
infin ch' ogni onda fia di pesci priva.
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