Serchio gentil, che con le pure e chiare
onde d' argento, e sul tuo torto corno,
di dilettose e vaghe rive adorno,
tranquillo porti il tuo tributo al mare,
se le lagrime mie calde et amare,
ch' io spargo, lasso, a queste sponde intorno,
turbano il fresco tuo dolce soggiorno,
e le tue Ninfe leggiadrette e care,
perdona l' altrui colpe a la mia doglia,
e mormorando con soavi accenti,
mostra del mio languir qualche pietate:
narrando ai Dei del mare, ai vaghi venti,
ch' io moro amando angelica beltate,
sorda più ch' aspe, e più lieve che foglia.