O casti fanciulletti, e voi, intatte e pure verginelle, andate in schiere belle a guisa d' Amoretti
che vanno ardendo i cor, piagando i petti, e com' api ingegnose ai lieti campi con leggiadri errori predate i vaghi fiori,
e da le siepi ombrose le purpuree cogliendo e bianche rose, un ricco altare ornate con ogni cura a quel Motor superno
che diè le nievi al verno, dolci frutti a la state, che le stagioni feo calde e gelate; e con le chiome bionde,
al cui vago color cede il fin oro, cinte del bel tesoro di queste erbose sponde che vagheggiano ognor di Sena l' onde,
con angelico canto, fatt' a l' altar di voi corona lieta, al sovrano pianeta volti gli occhi, di pianto
d' allegrezza bagnati, il nome santo lodate del Signore, che 'l mondo e 'l Ciel così governa e regge come le care gregge
governa a tutte l' ore e 'l suo paterno ovil saggio pastore, poi ch' adorno di gloria ritorna il grande e fortunato Errico,
al predace nemico ritolta ogni vittoria che degno il fea d' una perpetua istoria. Or potran lieti andare
i fiumi che nel sen porta la Sona, la Sena e la Garona, coi lor tesori al mare, e con l' onde ad ognor lucenti e chiare;
or sicuri gli armenti giràn co' suoi pastori a la pastura, e sotto un' ombra oscura, al sussurar de' venti,
la pastorella con soavi accenti a l' oriente Sole, che de' suoi raggi d' or cinto et adorno portarà 'n grembo il giorno,
dirà queste parole: – Ecco che il ciel di rose e di viole ti spargo, o vago Dio, poi che col tuo splendor lucente e bello
vedrò quel pastorello che porta il mio desio negli occhi chiari ognora, anzi 'l cor mio, venir lieto e sicuro,
senza temenza che barbara spada gli precida la stada né cor villano e duro, a starsi meco a questo fonte puro,
mercé de la virtute del magnanimo Re, cui stella pia prego e lieta che dia vita, gloria e salute
infin che fian tutte le lingue mute.–
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