O gran Signor di Delo, pianeta almo e maggiore, senza la cui beltà sarebbe il cielo quasi rio senza umore
o prato senza erbetta e senza fiore, onde, come da pura fonte che si derivi d' alto e che serpa per la gran pianura
nascon ruscelli e rivi che van fra l' erbe mormoranti e vivi, nasce la luce e 'l raggio che fan chiare e lucenti
le stelle andar la notte al suo viaggio, e co' begli occhi algenti mirar la Luna e le mondane genti, senza la cui vaghezzam
quasi lume già spento, sarebbe priva de la sua bellezza, del solito ornamento, ogni sfera del Cielo, ogni elemento,
tal ch' una notte negra coprirebbe le stelle eternamente, et ogni erbetta allegra per le piaggie novelle
saria nascosa, e l' altre cose belle; tu con ordine eterno, dentr' un aurato nembo, quand' arde il cielo e quand' agghiaccia il verno,
ci porti il giorno in grembo, che riversando dal ceruleo lembo luce per ogni piaggia, per ogni campo e monte,
fa la parte più oscura e più selvaggia lieta mostrar la fronte e rimirar le tue bellezze conte; tu fai col vago lume
tra 'l bel colle fiorito correr lucente ogni tranquillo fiume, ch' andria lungo il suo lito negro più d' Acheronte e di Cocito;
tu, padre de le cose, col tuo raggio fecondo fai de le spine fuor nascer le rose, e dal terreno immondo
i varii frutti onde nutrisci il mondo; a te non si nasconde la secreta virtute d' ogn' arboro, d' ogn' erba e d' ogni fronde,
e le non conosciute strade che dritte vanno a la salute, tal che dai fieri artigli de l' empia morte acerba
sovente a forza l' uom prendi e ripigli or in frutto or in erba, rotta l' adona falce a la superba. Pon la pietosa mano
a la tua nobil arte, o pianeta del Cielo almo e sovrano, e s' ancor vive in parte la fiamma ch' ha tante faville sparte
del tuo pregiato alloro, di cui la fama va da l' Indo al Mauro con grido alto e canoro, salva quest' altro lauro
per salute del mondo e per restauro, questo che tien la vita in man del gran Tornone, ch' ognor li dà contra la morte aita,
contr' ogni passione, quasi novo Esculapio o Macaone; del gran vecchio beato de la cui gloria suona
ov' ognor arde il cielo, ov' è gelato, non pur Ligeri e Sona, Rodano, Sena, Varo, Era e Garona, a cui sta sempre a canto
l' inviolabil Fede cinta d' intorno d' un candido manto, con cui rivolge il piede la Vergine che in Ciel risplende e siede,
con cui parla ad ognora prudenza e si consiglia, né più lo lascia che la bianca Aurora fa la luce vermiglia
ch' esce del Sol da le tranquille ciglia; non consentir che 'ndarno spargan prieghi e parole ai sordi venti, al mar le Muse d' Arno,
che ti daranno, o Sole, altro don che di fiori o di viole.
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