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1493–1569

30

Bernardo Tasso

Sovra la verde sponda di mille varii fior lieta et adorna che con le torte corna Sena tacita inonda,

cento e più verginelle, tutte di sangue illustre e tutte belle, ornavan sacri altari di rose fresche tolte allora allora

dal grembo de l' Aurora, e sovra i fochi chiari accesi intorno intorno, sì spessi che facean oltraggio al giorno,

versavan maschi incensi e quanti odor soavi hanno i Sabei e gli Arabi e i Panchei, tal che nembi condensi

spargeano l' aria pura d' ogni soave odor de la natura; poscia, gli occhi rivolti, che potrian rischiarar la notte, al Cielo,

piene di santo zelo, quasi d' Angeli accolti coro che dolce canta de l' altissimo Dio la gloria tanta,

incominciar: – O Sole, eterno Sol che dai splendor e luce al sol che qui riluce, che la terrena mole

sol col ciglio governi e fatt' hai de' pianeti i moti eterni, ch' hai posta legge al mare, i termini a la terra, il freno ai venti,

che tempri gli elementi, per cui sì vago appare il ciel di stelle cinto e 'l die di più color vago e depinto,

per cui lieto il terreno talor dispiega al vento i suoi tesori e di frutti e di fiori, e di bellezze pieno

il bosco alza la testa con la frondosa sua fiorita vesta, porgi la man pietosa al desiato parto, ove ti chiama

e sospirosa e grama la gran Regina e sposa del magnanimo Errico, tanto al tuo onore, a la tua gloria amico,

e sgombra col bel raggio del tuo sommo voler, possente e forte di dar morte a la morte, non pur di farle oltraggio,

di far lieto e giocondo l' abisso oscuro, e far abisso il mondo, quella nebbia infinita di duol, che il cor tal le circonda e serpe

qual velenoso serpe, e manda a questa vita o fanciulla o fanciullo che sia de' genitori alto trastullo;

sì vedrem poi devoti per tutto il suo fecondo e largo Regno in lungo ordine e degno lodarti i sacerdoti,

e i fanciulletti puri, non di snodar la lingua ancor securi, con parole imperfette e con le palme aggiunte e gli occhi alzati

ove stai co' beati, dir dolci canzonette a gloria del tuo nome, inghirlandati l' anellate chiome.–

Tolse queste preghiere nel prezioso suo candido lembo de' santi Angeli un nembo, scesi qua giù da le celesti sfere,

e dispiegando il volo agli orecchi di Dio le alzaro a volo. Rise il Motor superno, con un sì chiaro e lampeggiante riso

che faria il Paradiso parer l' oscuro inferno, e la fronte chinata, quasi gli fosse la preghiera grata,

sol con quel cenno a cui sempre per obedir son pronti e preste i tuoni e le tempeste, un de' ministri sui

chiamato a sé, il più bello, gli pose in man di palma un ramuscello, e ciò che far l' impose dovesse, ond' ei più ch' un augel leggiero,

com' alato corriero, agile si nascose entr' una nube d' oro, e scese in terra dal celeste Coro.

A tanta maraviglia non sol Ligeri, Rodano e Garona, ma Tile e Maratona alzar ambe le ciglia,

a mirar non usate giamai tanto splendor, tanta beltate; e dov' ella giacea pallida più che mammola viola,

quasi fra molte sola terrene ninfe Dea, pien di lume comparse, sì ch' ognun di stupore et alse et arse

et abbassò lo sguardo vinto dai rai di tanta luce, in guisa che chi nel sol s' affisa s' al chinar gli occhi è tardo,

che piange il troppo ardire ben ch' abbia di mirar nuovo desire; indi con armonia che farebbe pietoso angue crudele,

ch' addolcirebbe il fele, non mai sentita pria, disse: – Nasci, reale bambina omai, ch' oggi è 'l tuo dì fatale;

nasci, ch' ogni pianeta ch' avea maligno aspetto e si nasconde, e le stelle seconde ne la parte più lieta

del cielo e più felice si stan, dispersa ogn' altra empia infelice; e 'l superno Motore, per mandar qui fra noi Donna perfetta,

t' ha fra tant' altre eletta come di tutte il fiore, e ciò che fa t' ha dato beato l' uomo in Ciel, qui fortunato.–

E così detto sparve il celeste di Dio messaggio santo, chiuso ne l' aureo manto, e 'n questa luce apparve

la real fanciullina tutta di grazia adorna alta e divina.

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