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1493–1569

27

Bernardo Tasso

Almo mio sol, che col bel crine aurato spargete il ciel di luce eterna e viva, e fate Cinzia chiara, e l' altre stelle; splendor del mondo, da cui sol deriva

quanto fa parer bel l' umano stato, quanto men bel le cose adorne e belle; queste certo son quelle bellezze cui mirar mai non si sazia

occhio o pensiero uman, ma più s' invoglia, tal che di voglia in voglia trasportato dal bel che in voi si spazia, a l' ombra de le vostre altere ciglia

contempla Amor, che vosco si consiglia. Non quello che dal vulgo è 'n pregio avuto, nato di van desio, di vana spene, onde vengon le lagrime e i tormenti,

ma 'l nobile, ch' al certo e sommo bene drizza i nostri pensier, mal conosciuto forse dal mondo e da le sciocche genti, che co' be' lumi spenti

da la ragion, un desir folle e strano, che scorge l' alme in sempiterno errore, hanno chiamato Amore. O cieche menti, o stolto ingegno umano,

il vero amor nel viso è di costei, né può produr effetti amari e rei. Ma d' un gentil desio l' anime infiamma, ch' aprendo gli occhi in sì nobile obietto

vaghe divengon de la sua beltate, e sprezzando ogni gioia ogni diletto, che venga da men bella e chiara fiamma, volgonsi a le sue luci alme e beate;

e del fango purgate, che porta seco il lor terreno manto, col foco ch' esce dal suo ardente lume, come da puro fiume

surgon lucide e chiare: e di quel santo desir accese, quel ch' ora gli è tolto, veggion le maraviglie del bel volto. E remirato ch' hanno ogni vaghezza

a parte a parte del celeste viso, che grazia et onestà regge e governa, restan con l' occhio, e col pensiero affiso ne la maravigliosa alta bellezza,

con gioia tal che non è chi 'l discerna; indi volti a l' interna e più rara beltate ergon la mente, e destando nel cor più be' pensieri,

apron quegli occhi veri del divin intelletto ne l' ardente e chiara anima sua, dove si mira quel ben col cui valore al ciel s' aspira.

Scorgono allor che quanto fuora appare è solo ombra di bene ombra di bello, più che vento al fuggir veloce e lieve, e che son lumi spenti e questo e quello

di cui s' appaga il van nostro sperare, caduco come al sol falda di neve. O da che poco e breve diletto hanno principio eterni mali!

Lasciamo il vero et abbracciamo l' ombra, cotanto error n' engombra: mirate dentro, o miseri mortali, ov' è più bello il bello e più gentile,

al cui par quant' uom mira è cosa vile. Mirate dentro, ove sì ricca siede, lucente e chiara de' suoi propri raggi, quest' alma che lassù dritti n' adduce:

armati di pensier canuti e saggi movendo dietro al suo bel passo il piede, ne condurà dov' ogni bel riluce; e ne l' eterna luce

mirando fiso si farem beati, e 'l vero e 'l ben e gli altri don del cielo vedrem senza alcun velo; e di tanta bellezza inamorati,

pieni di glorioso alto desio, s' aggiungeremo agli Angeli et a Dio. O nobil Donna, o mio lucente sole, scala da gir al ciel salda e secura,

sol de la vita mia dolce sostegno, per altro non vi diè l' alma Natura rare virtù, bellezze eterne e sole, se non per arrichir il mondo indegno,

e mostrarne un dissegno de la bellezza angelica e divina: sia benedetto il dì felice e chiaro che nel petto m' entraro

i vostri raggi, e fer dolce rapina de' miei pensier, del cor noioso e schivo, ché prima non fui mai lieto né vivo. Or sol pensando a voi vivo felice,

altero sì ch' io m' aguaglio a coloro che sono in ciel ne la più degna parte, perch' or ne' lumi belli, or ne' crin d' oro, dov' ebbe il mio desir prima radice,

scorgo quanta dolcezza Amor comparte: così sapess' io in carte spiegar i miei diletti e gli onor vostri, ch' invaghirei i più cortesi amanti;

e pallide e tremanti farei mill' alme, co' purgati inchiostri scrivendo quel ch' io veggio d' ora in ora, mentre il mio bel pensier con voi dimora.

Canzon lucente e chiara de' raggi del mio Sol, lieta e gioiosa a le genti ti mostra, e grida: O sciocchi mortali, alzate gli occhi

a quest' altera Donna e gloriosa, ch' altro di bel non vedrà 'l mondo cieco, se non mira costei ch' io porto meco.

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