Ombre fresche e secrete che 'n questa verde riva, qualor Febo più caldo il giorno apriva, qualor più ardente sete
avea del pino il tronco e de l' abete, nel dilettoso seno de l' erbe tenerelle, che sembravano un ciel sparso di stelle,
mi feste un letto ameno di quanti vaghi fiori ha Gnido pieno, poi che la mia compagna piena d' onesta brama
mi chiama altrove sospirosa e grama, e di bel pianto bagna di Pausilippo il colle e la campagna, io me ne vado, e 'l Cielo
priego che vi difenda sì che non possa mai squarciar la benda né 'l vostro ombroso velo coi raggi acuti il gran Signor di Delo.
Guardate integra quella che con tal magistero immagine depinse il mio pensiero, sì ch' orrida procella
non la consumi di maligna stella, che non fece giamai di spirito gentile penello alcun pittura a lei simile,
da che del sole i rai i diletti mirar del mondo e i guai. Erbette da l' umore de' miseri occhi mei
rigate il giorno cinque volte e sei, che stillava dal core casto amor, pietà santa, empio dolore, memoria ognor serbate
de la mia bella Donna che depinta vi lascio in treccia e 'n gonna, di sì rara beltate che avanza le presenti e le passate;
e voi, schietti arbuscelli, che con le belle braccia m' ascondeste del sol l' ardente faccia mentre pingeva quelli
occhi vie più di lui lucidi e belli, se non è tronco o ramo vostro dove non sia impresso il nome de la Donna mia,
di quella ch' ognor bramo e più che questa luce apprezzo et amo, conservatelo vivo, e cresca ognor con voi
sì che lo legga ognun mille anni e poi che verr' a questo rivo a passar l' ore del calore estivo; ruscel vago e corrente,
che serpi fra quest' erbe e mormorando con querele acerbe porti l' acqua lucente assai più fresca che pruina algente,
se turbai qualche volta col caldo pianto amaro l' onde del corno tuo picciolo e chiaro, mentre che pena molta
tenea la speme mia chiusa e sepolta, perdona al mio tormento la colpa, e vivi lieto andando al corso tuo puro e quieto,
col tuo lucido argento più bel facendo il liquido elemento. Ecco che parto, e porto di voi nel core anch' io
dolce memoria, erbe, ombre, arbori e rio, per trovar qualche porto dopo tanto solcar fallace e torto e tempestoso flutto
de le speranze umane più ch' un lieve Aquilon fugaci e vane, perduto avendo tutto de le fatiche mie ch' io colsi il frutto.
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