Versi con l' urna d' or più de l' usato
il Tebro l' onda sua torbida e scura,
e 'l Re de' fiumi altiero oltra misura
si mostri di dolor grave e turbato;
scuota le spalle l' Appennino irato
tal che ne tremi intorno ogni pianura,
poi che colei che i più bei spirti fura
di sì raro intelletto ha noi privato.
Pianse il mondo con lagrime di duolo
il tuo da noi partire; il Cielo allegro
vestì di luce inusitata il Polo;
e Poesia con benda oscura e negra
gridò. – Molza, ove vai? dov' alzi il volo?
e lasci me col core infermo et egro? –