Allor che l' alba appar ne l' orizzonte, spiegati a l' aura i capei biondi e d' oro, e con la chiara sua purpurea fronte scopre de' verdi campi ogni tesoro,
sul dorso del bel Vaticano monte un sacerdote in mezzo un lieto coro di casti fanciulletti era, e d' intatte vergini, e pure più che puro latte.
I quai col crine ch' ondeggiando intorno giva ad ognor con mille vaghi errori, di ricche gemme e di ghirlande adorno, teste di vari e d' odorati fiori,
rivolti i lumi al Sole, ove soggiorno fanno le Grazie e i semplicetti Amori, da quei stillando un amoroso affetto umido fean di dolce pianto il petto;
et ei con stola di color di rose, vestito di sottil, candido velo, così cantava in voci alte e pietose, converso il volto e i suoi pensieri al Cielo:
– O sommo Iddio gran padre de le cose, che con paterno et amoroso zelo hai dato a noi mortali e spirto e vita, che senza il nostro error fora infinita,
tu festi il cielo e l' altre cose belle, co' duo lumi maggior, la luna e 'l sole, e quello ornasti di cotante stelle quante non have april rose e viole,
queste facendo fisse, erranti quelle girar intorno a la terrena mole, onde poi fanno con ordine eterno autunno, primavera, e state e verno.
Tu con un vago variar de l' ore a la notte et al dì termine hai dato, et a questo ad ognor luce e splendore, a quella orrori et ombre in ogni lato,
al verno ghiacci, a la stagion migliore fioretti et erbe onde s' onora il prato, e con perfetta, irreprensibil norma a tutte l' altre cose ordine e forma.
Poi che 'l timone e le chiavi e la verga hai dato de la barca e del tuo ovile, perché come solea non si disperga questa tua greggia mansueta, umile,
o nel profondo mar non si sommerga il legno, con la merce alta e gentile, a pastor cauto et a nocchier sì saggio, che di lupo o di mar non teme oltraggio,
fa' tu, Signor, che 'l filo in lungo tiri de la sua vita l' importuna Parca, tanto che il sol più lustri il mondo giri con la quadriga sua di luce carca,
onde l' afflitta Italia ne respiri, e con favor di così gran Monarca torni ogni colle, ogni sua piaggia aprica, ai primi onori, a la bellezza antica. –
Così detto si tacque il sacerdote, ai cui sonori et onorati accenti i pargoletti con soavi note acquetar, rispondendo, il mare e i venti;
sentir le voci lor caste e divote a sì nova armonia gli angeli intenti, e portar, dal Ciel scesi, in lunga schiera a l' orecchie di Dio l' umil preghiera.
L' udio 'l Motor eterno, e con quel riso che l' ira affrena d' ogni gran tempesta, che fa d' un cieco abisso un paradiso, pien di santa pietà chinò la testa;
e volto in giro il risplendente viso, ove il perfetto ben si manifesta, un alato chiamando e bel corriero parte gli feo de l' alto suo pensiero;
ond' egli riverente oltre misura inchinò le ginocchia e spiegò l' ale, che farian lieta e vaga ogni pittura, purpuree, d' or, d' azzurro orientale,
e volò ne l' albergo di Natura, ove per legge et ordine fatale stan le tre Parche al suo lavoro intente, a cui fece di Dio nota la mente.
Esse per ubidir preste pigliaro un vello aurato e vago a meraviglia, più leggiadro del qual mai non filaro da che i fior piaggia fer bianca e vermiglia,
e questo al primo aggiunto seguitaro a trar lo stame, ove più s' assotiglia volgendo il fuso, e cominciaro un canto più vero degli oracoli di Manto:
– O splendor de l' Italia, essempio vero d' immaculato onor, la cui virtute il fragil pino condurrà di Piero nel desiato porto di salute,
la cui gloria terrà de l' altre impero insin che fian tutte le lingue mute; felice vecchio, al cui valor s' inchina quanto il sol mira, e cinge la marina!
Or sarà bello il mondo, e bianca Fede e Giustizia e Pietà con lui vivranno, e moveran securamente il piede, senza temer giamai forza né inganno,
or la guerra n' andrà carca di prede dove le cose rie piangendo stanno, e la già tanto sospirata invano pace verrà col verde olivo in mano.
Già fioriscon gl' ingegni alti et egregi, e l' arti illustri al miglior tempo amate; già si prepongon ricche palme e pregi a l' opre gloriose et onorate;
già col suo essempio Imperadori e Regi chiamano a prova le virtù, cacciate da l' avarizia de' Prencipi indegni, per tributari aver imperi e regni.
Ben può col corno suo picciolo e queto pieno di perle e d' or correre al mare fra le sponde di gemme il bel Sebeto, e sovra ogn' altro fiume trionfare,
del suo sublime onore altiero, e lieto con le sue vaghe Ninfe ognor danzare, e con la maestà del suo gran figlio andar di più corone ornato il ciglio.
Ecco ch' a gloria sua metalli e marmi intaglia e stampa il mondo in ogni parte, com' a quei che più pregi ebber nell' armi fece a' suoi tempi il gran popol di Marte;
ecco le dotte istorie, i colti carmi spiegati in chiare e memorabil carte, che 'l suo gran nome porteran tant' alto che sprezzerà degli anni il duro assalto.
Vivi, veglio beato, alto sostegno de l' italico onor già quasi morto, che sol merti d' aver impero e regno dal Borea a l' Austro, e da l' occaso a l' orto,
poi che la tua virtù t' ha fatto degno, e t' have a grado sì sublime scorto; vivi sì lunga e sì tranquilla etade, ch' ognor s' ammiri fra le cose rade. –
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