Quell' angelico viso, ove solea
riposar la mia speme e 'l mio desio,
ove requie trovai nel languir mio,
che 'l fren de' miei pensieri in man avea,
gli occhi leggiadri, ove Onestà sedea
com' in albergo suo proprio e natio,
spenti e coperti ha d' uno eterno oblio
morte, troppo per me spietata e rea,
anzi per questo mondo oscuro e cieco,
che de' suoi rari pregi orbato e privo
sembra un dì senza sol pallido e gramo.
Deh, perché non andai, misero, seco;
perché tanto crudel me qui tien vivo,
qual spogliato di frondi e secco ramo?