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1493–1569

17

Bernardo Tasso

Capeccie, procellosa atra tempesta di contrari pensieri per diversi sentieri or in quella or in questa

parte del gorgo del mio gran desio sospinge il travagliato legno mio, e benché il mio nocchiero abbia solcato pelaghi perigliosi

con venti più orgogliosi, e mai sempre salvato da l' impeto de l' onde la sua barca di ricche merci e preciose carca,

or si dispera di trovar il porto senza 'l vostro consiglio, che da maggior periglio, Tifi saggio et accorto,

scorger potrete la dubbiosa mente sì che l' ira del mar non la sgomente. L' amor del Signor mio, che per destino e per debito adoro,

al solito camino de l' antiche fatiche ancor m' invita et a l' usata mia penosa vita; ma la neve del tempo, che m' imbianca

le già mature tempie e che di crespe m' empie la carna afflitta e stanca, mi chiama in parte di riposo piena

a vita più tranquilla e più serena, dicendomi: – Omai tempo è che s' appenda e gli sproni e 'l cappello sovra d' un ramuscello

ch' al ciel le braccia estenda di qualche ombroso faggio o d' un abete, sacrandoli a la Dea de la quiete, e che 'l fianco da l' armi e da la grave

fatica stanco e lasso s' appoggi a tronco o a sasso, dove chiara e soave acqua fuggendo e mormorando inonde

di perle e di smeraldi ambe le sponde.– Assai abbiamo visto al suo di trombe tante nimiche spade far sanguigne le strade,

e simili a colombe nanzi il falcon fuggir le genti vinte di pallido timor macchiate e tinte; assai abbiamo scorto il Signor nostro,

coronato d' onore e d' onesto sudore più che di perle o d' ostro, lieto et altier coi prigionieri inante

tornar vittorioso e trionfante: or mi giova ov' un pin le piagge adombra, o dove il caso reo la moglie di Tereo

piange in qualche fresc' ombra, alternar con la cetra e con la voce il suo fatto più d' altro empio et atroce; or mi giova da questo altero scoglio

de le Sirene, udire gli augelli gai languire e 'l lor dolce cordoglio sfogar con vario e con canoro stile,

chiamando il lieto e dilettoso aprile; et or co' chiari rai del primo sole andar per vago colle di rugiada ancor molle,

di mammole viole e d' altri fior cogliendo un pieno lembo per adornar de la mia donna il grembo; mi diletta talor veder il mare

garrir con l' aure estive, e le marine Dive dolcemente scherzare menando lieti et amorosi balli

nel fondo bel de' liquidi cristalli, e la figlia di Leda in lunga schiera coi pargoletti Amori per questi salsi umori

gir lasciva et altera, del leggiadretto suo corporeo velo inamorando il mar, la terra e 'l cielo; già le Muse, del mio con lor ritorno

forse liete e festose, coronate di rose lodano il chiaro giorno, e meco spesso in queste rive apriche

cantano l' onorate mie fatiche. Da questi duoi nimici e fieri venti sospinto, il fragil legno del mio debile ingegno

par che tema e paventi, se col vostro saver prudente e fido non lo scorgete al desiato lido: fatel, Signor, che l' imagin votiva

e la vesta bagnata a voi sarà sacrata in questa verde riva, che farà testimon chiaro et aperto

del mio periglio e del gran vostro merto.

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