Contra i colpi solea de la spietata
mia nemica fortuna avere un scudo,
che schermo mi facea sì che 'l suo crudo
dardo non trafiggea l' alma affannata,
ma me 'l tolse di man la morte ingrata,
ond' io rimaso disarmato e nudo
in preda del suo orgoglio, e triemo e sudo,
e lei truovo ver' me sempre più irata.
Quella che requie sol m' era e conforto
ne le fatiche mie, ne le tempeste
de' gravi affanni miei tranquillo porto,
spenser le Parche, et io vivo fra queste
egre cure del mondo: ahi, come a torto
foste a tutto il mio ben predarmi preste!