Vo ricercando in ogni parte ov' io
depinsi col pensier la bella imago,
di rivederla ancor bramoso e vago,
per cibar di sua vista il desir mio.
Ma pensando scemar, più cresco il rio
e grave duolo, e più l' anima impiago,
poi mi sovvien che l' angelico e vago
volto è rinchiuso in un eterno oblio.
Allor, lasso, comincio a gridar forte:
– O mia fedel compagna, ove sei gita?
perché mi lasci qui querulo e solo? –
Deh, fosse almen così profonda e forte
la piaga del mio affanno e del mio duolo
che mi togliesse la misera vita!