Fiera, rapace mano, ahi come presta
fosti a sterpar la giovanetta pianta,
ne' cui rami fioria bellezza tanta
quanta virtute in nobil tronco inesta,
sotto la cui felice ombra l' onesta
schiera de' miei pensier con pace tanta
scrisse ciò che di lei la gloria canta,
or per te in guerra posti et in tempesta:
solea talor col dilettoso canto
di dolcezza riempier colli e piaggie,
ora gli assordo co' dogliosi accenti;
tal che le rupi e fiere aspre e selvaggie
piangono meco ognora, e 'n mezzo al pianto
risuonan “Porzia” i lor dogliosi accenti.