Chi di gentil pietate ornato ha 'l core
piangerà meco, poi che morte acerba
e tronco e svelto a forza e quasi in erba
ha d' onestate e di bellezza il fiore,
priva la terra di quel raro onore
che la faceva andar lieta e superba,
tal che sol pianto e doglia e noi si serba,
ma fia del nostro danno assai minore:
dove omai volgerò, lasso, quest' occhi,
per veder cosa più che mi diletti,
se tutto il mio conforto è morto e spento?
O mondani piacer, vani, imperfetti,
che da un sol strale che la morte scocchi
fuggite, come nebbia inanzi al vento!