Quanta ragion di pianger sempre avete,
Gradenico gentil, quanta n' ha 'l mondo,
colei che con le luci altiere e liete
lo rendeva ad ognor vago e giocondo!
Cigno canoro e bel, dunque piangete
la bella Irene, la cui morte in fondo
tutti i vostri piacer tuffò di Lete,
e versate di pianto un mar profondo;
che s' al gran vostro danno andar di pari
deve la doglia, fia certo infinita,
ch' infinita virtù con lei morio:
ahi, morte acerba, ahi, destin empio e rio!
Dunque troncasti così nobil vita
perché la piangan sempre e terre e mari?